Ieri il sindaco ha fatto sapere di aver individuato uno stallo per Annalisa sulla salita Purgatorio, peccato che per chi utilizza la carrozzella è quasi impossibile ed impraticabile
Per Annalisa, ogni spostamento è una sfida quotidiana. Eppure, nonostante una vita segnata da 29 interventi chirurgici, una grave malattia autoimmune degenerativa e l’uso costante della carrozzella, ciò che chiede è semplicemente un diritto: un posto auto per disabili vicino alla propria abitazione. Una richiesta che, a Prignano, è diventata oggetto di un braccio di ferro istituzionale.
Il caso è esploso ieri, quando il sindaco ha fatto sapere che l’amministrazione comunale si era “messa a disposizione” e aveva individuato un posto auto riservato. Una soluzione che, a prima vista, sembrava chiudere la vicenda. Ma, come racconta la diretta interessata, la realtà è ben diversa. Il parcheggio indicato si troverebbe infatti nella salita Purgatorio, una via con una pendenza del 70%, e addirittura più in alto rispetto alla sua abitazione. Un punto impossibile da raggiungere in autonomia.
«Io ho una carrozzella non le ali, non riuscirei a muovermi con la carrozzina con una tale pendenza», spiega Annalisa, ricordando anche la telefonata intercorsa con il primo cittadino. Durante il colloquio, racconta, il sindaco avrebbe sottolineato che “anche il precedente sindaco aveva negato il posto auto”. Una linea di continuità che, invece di risolvere il problema, alimenta il senso di abbandono.
Annalisa vive in vico Galli, un piccolo spazio condominiale che, pur essendo privato, è da sempre aperto al pubblico: una corte risalente agli anni ’40 e ’50, utilizzata da tempo come piazzola accessibile a tutti. Ed è proprio questa caratteristica a stabilire, secondo la normativa, il diritto ad un posto auto disabili nelle immediate vicinanze.
La frustrazione traspare dalle sue parole: «Nessuno vuole prendersi la responsabilità, anzi devo chiedere ad un tribunale per vedere rispettati i miei diritti e mi aspettano tempi biblici perché purtroppo nessuno a quanto pare vuole aiutarmi nell’amministrazione comunale». La sensazione, denuncia, è quella di un rimpallo di competenze che, nei fatti, la lascia senza una soluzione concreta.
La vicenda, che tocca dignità e diritti fondamentali, continua così a interrogare la comunità e chi la amministra: non solo sulla gestione dei casi più fragili, ma su come un gesto apparentemente semplice possa trasformarsi in un percorso ad ostacoli per chi ha già sulle spalle un carico quotidiano pesantissimo.




