La Procura di Salerno chiede il processo per l’ex sindaco Alfieri e altri sette indagati tra politica e criminalità, udienza preliminare fissata per il 21 gennaio, misure cautelari ancora in corso
CAPACCIO PAESTUM — L’inchiesta sul presunto voto di scambio elettorale politico mafioso legato alle Amministrative del 2019 entra in una fase decisiva. I pubblici ministeri Elena Guarino e Carlo Rinaldi della Procura della Repubblica di Salerno hanno chiesto il rinvio a giudizio per otto dei nove indagati, delineando un quadro accusatorio che intreccia politica locale, criminalità organizzata e pressioni intimidatorie.
A rischio processo c’è l’ex sindaco Franco Alfieri, insieme al pregiudicato capaccese Roberto Squecco e alla sua allora consorte Stefania Nobili, al vigile urbano Antonio Bernardi, all’addetto al cimitero Michele Pecora e al cosiddetto gruppo di Baronissi, composto da Domenico De Cesare, Vincenzo De Cesare e Antonio Cosentino. È stata invece stralciata la posizione di Angelo Genovese, attualmente detenuto per altri reati nella casa circondariale di Sulmona: i suoi legali hanno chiesto il patteggiamento in continuazione con precedenti condanne, per una contestazione di tentata estorsione ai danni di Domenico De Cesare.
Dal blitz della Direzione Investigativa Antimafia, scattato all’alba del 27 marzo 2025, la misura dei domiciliari è rimasta in vigore per Alfieri, Squecco, Bernardi, Pecora e Cosentino. La stessa misura riguarda anche Domenico e Vincenzo De Cesare, entrambi però detenuti per altri reati rispettivamente nelle carceri di Cosenza e Salerno. L’unica a piede libero è Nobili.
L’udienza preliminare è fissata per il 21 gennaio prossimo nella cittadella giudiziaria di Salerno. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno dovrà valutare, per ciascun indagato, se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio o archiviare le singole posizioni. In caso di rinvio, gli imputati potranno scegliere il rito ordinario, riti alternativi o il patteggiamento.
Le accuse — Secondo l’impianto accusatorio, Alfieri, Squecco e Nobili rispondono di scambio elettorale politico mafioso. In occasione delle Comunali 2019, Alfieri avrebbe accettato la proposta di Squecco di procurargli voti in cambio della promessa di non abbattere il lido Kennedy di proprietà dell’imprenditore. Il patto sarebbe stato suggellato con la candidatura di Nobili in una delle liste.
Squecco, inoltre, insieme a Bernardi e Pecora, è chiamato a rispondere anche di tentata estorsione e rapina, in concorso e aggravate dal metodo mafioso e dall’abuso di potere. L’imprenditore si sarebbe avvalso dei due sodali per veicolare, tramite l’ex assessore Mariarosaria Picariello — la cui posizione è stata archiviata — e allo stesso Alfieri, minacce di atti intimidatori e ritorsivi per evitare la demolizione dello stabilimento balneare.
Nel corso delle indagini sono emersi anche indizi di colpevolezza per un tentato omicidio che Domenico De Cesare avrebbe perpetrato ai danni di Michele Squillante e di Angelo Genovese, indicato come esponente dell’omonimo clan attivo a Baronissi e nelle aree limitrofe. Tra le armi sequestrate al gruppo figurano fucili mitragliatori Kalashnikov, mitragliette Uzi, pistole di vario calibro — tra cui una .357, una Smith & Wesson .38 — oltre a un’arma storica a raffica, una pistola monocolpo a penna e un’arma con mirino, tutte corredate di munizionamento.
La Procura ha individuato come parti offese Michele Squillante, Angelo Genovese e lo stesso Franco Alfieri. Quest’ultimo, secondo gli atti, sarebbe stato anche destinatario di un attentato dinamitardo ordito da Squecco e commissionato al gruppo di Baronissi, poi saltato per il mancato accordo sul compenso economico necessario a mettere in atto il piano. Ora la parola passa al giudice, chiamato a decidere se l’inchiesta approderà in aula.


