L’associazione Salerno 1943 chiede una legge per tutelare il relitto affondato nel 1943 con 52 marinai e consacrarlo alla memoria
A largo di Punta Licosa a Castellabate, a 140 metri di profondità, giace il sommergibile italiano Velella. Affondò il 7 settembre 1943, poche ore prima dell’armistizio. A bordo c’erano 52 uomini. Non ci furono superstiti.
Non fu una battaglia. Fu un affondamento improvviso, in una fase segnata da “tragici equivoci e silenzi diplomatici”. Il Velella venne colpito da quattro siluri britannici e scomparve con tutto l’equipaggio. Una guerra stava finendo. Una pace non era ancora nata.
clicca qui per firmare la petizione
Oggi quel relitto è una tomba inviolata. “È il mare a custodire un pezzo della nostra storia”, scrive l’Associazione Salerno 1943, che chiede il riconoscimento del Velella come Sacrario Militare Subacqueo. “Non è solo un atto simbolico: è un dovere di memoria, un atto di giustizia e rispetto per quei marinai caduti senza clamore”.
Il Velella era un sommergibile della classe Argo, varato nel 1936 nei cantieri CRDA di Monfalcone ed entrato in servizio nella Regia Marina nel 1937. Operò in numerose missioni nel Mediterraneo e nell’Atlantico durante la Seconda guerra mondiale.
Il 7 settembre 1943, al largo del Golfo di Salerno nei pressi di Punta Licosa a Castellabate, fu silurato dal sommergibile britannico HMS Shakespeare. Nell’affondamento morirono tutti i 52 membri dell’equipaggio, rendendo il relitto un simbolo di sacrificio e dedizione.
Il sito del relitto si trova a una profondità compresa tra 135 e 140 metri, a circa due miglia nautiche dalla costa campana. Le indagini subacquee condotte da gruppi di ricerca civili e militari ne hanno confermato la conservazione pressoché integra e l’assenza di manomissioni. Un elemento che, secondo i promotori, lo rende idoneo a essere protetto e valorizzato come sacrario.
Il quadro normativo consente questo riconoscimento. Il Codice dell’Ordinamento Militare (D.Lgs. 66/2010) e il relativo regolamento (D.P.R. 90/2010) prevedono la possibilità di istituire sacrari militari anche in mare. L’articolo 275 disciplina il riconoscimento ufficiale di luoghi consacrati alla memoria dei caduti.
C’è anche un precedente recente. Il sommergibile Scirè, affondato nel 1942, è stato dichiarato Sacrario Militare Subacqueo nel 2025 (Legge 6 giugno 2025, n. 87). Per l’associazione, il Velella presenta “caratteristiche del tutto analoghe, sia per il contesto bellico che per le condizioni del relitto e il numero delle vittime”.
Il valore dell’iniziativa, sottolineano i promotori, è triplice. Sul piano militare, onora 52 servitori dello Stato morti in servizio. Sul piano civile, rafforza il legame tra territorio, storia e cittadinanza, in particolare tra Campania e Salerno, vicine al luogo dell’affondamento. Sul piano culturale e identitario, contribuisce a una memoria condivisa orientata ai valori della pace.
La proposta chiede un provvedimento legislativo ad hoc con tre obiettivi: riconoscere ufficialmente il Velella come sacrario, impedire attività intrusive o speculative attraverso vincoli ambientali e culturali, e promuovere attività commemorative e di studio in ambito militare e scolastico.
“Il riconoscimento del sommergibile Velella come sacrario militare subacqueo è un atto di giustizia storica e umana verso i suoi caduti e le loro famiglie”, conclude l’associazione. “Il mare non può restituirceli. Ma noi possiamo restituire loro il riconoscimento che meritano”. È attiva una petizione per sostenere la richiesta.
clicca qui per firmare la petizione




