Fabbricati realizzati nella fascia di rispetto dei templi: nessuna sanatoria possibile, prevale la tutela del sito Unesco
Gli abusi edilizi realizzati in area archeologica a Paestum non possono essere sanati. A ribadirlo, mettendo definitivamente la parola fine a una vicenda giudiziaria lunga oltre quarant’anni, è una sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Settima, che ha respinto l’appello contro il diniego del Comune di Capaccio Paestum.
La vicenda affonda le radici nel 1979, quando in località Licinella venne realizzato, in assenza di qualsiasi titolo edilizio, un fabbricato composto da sei unità abitative al piano terra, ciascuna con camera, angolo cottura, servizi igienici e spazio esterno di pertinenza.
Nel 1986 la proprietaria presentò una domanda di concessione edilizia in sanatoria, limitata a due appartamenti, parzialmente ricadenti nella fascia di rispetto dei mille metri prevista dalla legge speciale del 5 marzo 1957 a tutela dell’area archeologica di Paestum.
Successivamente, nel 2000, con il subentro degli eredi e il trasferimento degli immobili, i comproprietari integrarono l’istanza di condono depositando ulteriore documentazione presso l’Ufficio tecnico comunale. L’amministrazione di Capaccio Paestum, però, respinse la richiesta, ritenendo le opere insanabili in quanto realizzate in un’area sottoposta a vincolo archeologico.
Il diniego fu impugnato davanti al Tar, con i ricorrenti che contestavano presunti vizi procedurali: dalla mancata notifica del provvedimento a uno dei comproprietari all’assenza della comunicazione di avvio del procedimento, fino a una motivazione giudicata insufficiente.
Il Tribunale amministrativo regionale respinse il ricorso, riconoscendo la piena legittimità dell’operato comunale e sottolineando come gli interventi edilizi avessero arrecato un danno alla fruizione del Parco archeologico di Paestum, sito riconosciuto Patrimonio mondiale dell’Unesco.
Secondo i giudici, la fascia di rispetto ha la funzione di garantire una vera e propria “cornice di tutela” dell’area archeologica, impedendo trasformazioni in grado di alterarne visuale, decoro, valore storico e l’equilibrio tra il complesso monumentale e il paesaggio circostante.
Principi ora definitivamente confermati dal Consiglio di Stato, che ha respinto l’appello rendendo irrevocabile la decisione: gli abusi edilizi in area archeologica a Paestum non sono sanabili.




