Gianluigi D’Ambrosio, cilentano di Vallo della Lucania, ha pubblicato il 10 maggio 2024 il suo terzo libro: “Tra le braccia dello sport. Mai dimenticarsi di chi ha avuto coraggio”
A cura di Domenico Marotta — Mental Coach PNL | CilentoPost.tv
Tim Ferriss — autore, imprenditore e conduttore di uno dei podcast più ascoltati al mondo — ha scritto una frase che nel mio lavoro di mental coach cito spesso: “Ciò che temiamo di fare è di solito ciò che dobbiamo fare più di ogni altra cosa.”
Vale per gli atleti. Vale per gli imprenditori. Vale per ogni protagonista del libro di cui vi parlo oggi.
Lavoro tra il Cilento, Salerno e la Campania con sportivi, professionisti e imprenditori che vogliono sbloccare il loro potenziale. E quando mi è capitato tra le mani questo libro, ho riconosciuto subito qualcosa di familiare: lo stesso terreno su cui lavoro ogni giorno.
Gianluigi D’Ambrosio — cilentano di Vallo della Lucania, classe 1992 — ha pubblicato il 10 maggio 2024 il suo terzo libro: “Tra le braccia dello sport. Mai dimenticarsi di chi ha avuto coraggio”, edito da Edizioni Mare Verticale (Santelli Editore). Venti storie di atleti — 10 uomini e 10 donne — che hanno cambiato la storia dello sport mondiale, spesso partendo dal nulla e sempre contro tutto. Giornalista pubblicista iscritto all’ODG Campania, laurea in Scienze Biologiche a Siena e magistrale in Scienze dell’Alimentazione a Firenze — un percorso che, mentre scriviamo, si avvia alla sua conclusione — fondatore del progetto social “Inchiostro Sportivo” presente su ogni piattaforma.

Il 24 gennaio 2026 arriva la conferma: Premio Mennea 2025, terzo classificato nella sua categoria. Non un debuttante fortunato. Un autore che cresce, libro dopo libro, con metodo e visione.
L’ho incontrato. Le domande le faccio come piacciono a me — quelle che accendono la luce dove di solito nessuno guarda.
Gianluigi, partiamo da una cosa che fa riflettere. Hai una laurea scientifica, studi la biologia, poi la nutrizione — e parallelamente costruisci un progetto editoriale e social che cresce libro dopo libro. Nel mio lavoro di mental coach chiamo questa cosa “il momento del sì che cambia tutto”. Qual è stato il tuo?
Tutto è nato tra i banchi di scuola, in quei temi di italiano dove attraverso la fantasia cercavo di raccontare delle storie uniche. Parallelamente iniziavo a praticare lo sport (la pallavolo, e il calcetto con gli amici), seguendo con curiosità diverse manifestazioni sportive. Tutto questo fino alla fine del liceo, il momento in cui ho deciso di lasciare il Cilento per intraprendere l’Università. Il percorso in Scienze Biologiche purtroppo mi ha allontanato dalla scrittura, per motivi di studio, formandomi in un altro ambito.
Mi limitavo a scrivere qualche post sui social, senza dilungarmi. Lo facevo però in modo diverso, avvertendo il fuoco delle emozioni anche di una frase pubblicata post-partita.
Qualcosa stava crescendo dentro di me, il desiderio di fare di più, di mettermi alla prova. Volevo migliorare il mio modo di scrivere, parlare, mettermi alla prova. È stato quello il momento in cui, quella passione per la scrittura rimasta silente per tanto tempo, ha incontrato lo sport praticato e seguito per anni.
Mia madre in questo ha avuto un ruolo cruciale, spingendomi a creare una pagina per raccontare appunto le storie. Nasce così: “Inchiostro Sportivo”.
Venti atleti quasi sconosciuti al grande pubblico, dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri. C’è Earl Manigault — il cestista di Harlem così forte che Kareem Abdul-Jabbar lo chiamava il più dotato di sempre — eppure non ha mai giocato in NBA. Da mental coach questa storia mi colpisce ogni volta: il talento da solo non basta. Cosa ti ha insegnato Earl su cosa fa davvero la differenza tra chi ce la fa e chi rimane nell’ombra?
La storia di “GOAT”, come veniva chiamato da tutti, ha tanti messaggi. È una storia che a livello temporale è distante, è l’unica più vicina a noi. Ho deciso di inserirla perché parla di dipendenze forti che distruggono il talento e impediscono la costruzione di un futuro.
Ognuno di noi ha un talento, e lui riusciva a esprimerlo solo nei playground. Abbiamo tutti un ambito in cui possiamo essere eccellenze, senza banalità, per cui è opportuno valorizzare al massimo il dono ricevuto.
Stando lontano dai pericoli, dalle droghe in questo caso. Lui lo ha capito tardi, ma negli ultimi anni prima della morte, è riuscito a fare tanto lì ad Harlem per tanti ragazzi.
Lui non è rimasto nell’ombra, ma ha insegnato proprio quello che dicevo un attimo fa: non calpestare un dono e stare lontano dai pericoli.
Hai scelto 10 uomini e 10 donne. Simmetria perfetta. E dentro ci trovo donne che nello sport dell’Ottocento erano invisibili per scelta altrui, non per mancanza di talento. Lavorando ogni giorno con la mente delle persone, so quanto certi blocchi mentali — dettati dalla cultura, dalla società, dall’ambiente — siano più forti di qualsiasi limite fisico. Qual è la storia femminile del libro che ti ha fatto dire “ma come è possibile che nessuno la conosca?”
Credo la storia di Betty Robinson. Una donna già vincente, caduta da un biplano, sopravvissuta e tornata in pista: vincendo ancora, nonostante non potesse piegare la gamba. Il resto va scoperto leggendo il suo capitolo…
Tim Ferriss chiede sempre ai suoi ospiti: “Cosa credi che la maggior parte delle persone consideri folle, ma tu pensi sia semplicemente vera?” Te la giro in versione sportiva: cosa ci insegnano questi 20 atleti sulla mentalità vincente che il mondo dello sport di oggi ancora si rifiuta di capire?
Guarda in realtà credo che la mentalità di quegli atleti raccontati nel libro, sia la stessa di quelli dei giorni d’oggi.
Così come la disciplina, il sacrificio, avere quindi l’ambizione di arrivare in alto e diventare dei modelli.
La differenza è che quegli atleti sono stati dei precursori, basti pensare all’inventore del basket, alla prima italiana ad aver vinto le Olimpiadi. È chiaro che oggi ci sono protocollo di coaching che possono aiutare l’atleta a rendere meglio, ma questo fa parte del progresso (e menomale direi).
Sei nato a Vallo della Lucania. Io lavoro nel Cilento, a Capaccio Paestum, e giro ogni giorno tra Salerno e la Campania. Questa terra ti dà radici profonde, ma devi guadagnarti tu il volo. Cosa ha significato venire dal Cilento mentre costruivi “Inchiostro Sportivo” e tre libri? Vantaggio, ostacolo — o entrambi?
Aver vissuto tutti questi anni fuori, precisamente tra Siena e Firenze, devo dire che mi ha aiutato tantissimo per valorizzare il mio progetto. Dalla Toscana sono stato ovunque, ho incontrato persone che mi hanno fatto crescere. Ogni volta che tornavo a casa, sentivo di essere migliorato, di poter trasmettere qualcosa di diverso, senza togliere mai le radici dal Cilento.
Sono riuscito a presentare i miei libri sul territorio, a vincere due volte il Premio Mennea a Santa Maria di Castellabate, a partecipare ad iniziative nelle scuole.
Senza la cura del dettaglio, non avrei mai potuto fare niente per la mia terra. Non sarei stato all’altezza di creare un discorso.
Devo dire che confrontarsi con colleghi delle varie testate nazionali, con gli atleti, è stato vitale in questo percorso. Sono sempre dell’idea che, frequentare persone migliori di te, sia la chiave giusta per crescere.
Il Cilento è una terra meravigliosa, io sono fiero di essere Cilentano: non ho mai perso la cadenza. Spero sempre che il mio territorio decolli ulteriormente, perché è un posto dove i bambini devono sognare, magari per mezzo dello sport, con l’ambizione di arrivare in alto.
Storie che non devono morire. Come noi.
Quando leggo un libro come “Tra le braccia dello sport” penso a una cosa che dico spesso nei miei percorsi: le storie degli altri sono le mappe che ci mancano per trovare la nostra strada.
Gianluigi D’Ambrosio non ha scritto una raccolta di biografie. Ha costruito un archivio di coraggio umano. Vent’atleti che hanno trasformato l’ostacolo in carburante — la povertà, il razzismo, la malattia, la guerra — prima che qualcuno inventasse il termine “mindset”.
Le storie cambiano, ma il meccanismo mentale che permette a un essere umano di fare qualcosa di straordinario è sempre lo stesso. Riconoscerlo è già metà del lavoro.
“Tra le braccia dello sport” è disponibile in libreria e su www.edizionimareverticale.it | 192 pagine | €15,99
Contatti con l’autore: redazione@inchiostrosportivo.it | @InchiostroSportivo su tutti i social.

