Dopo il sequestro del manufatto nella Baia di Trentova si accende il confronto politico ad Agropoli: accuse dell’opposizione e replica del sindaco Mutalipassi
La vicenda del sequestro del manufatto nella Baia di Trentova ad Agropoli si sposta sempre più su un piano politico, con un acceso confronto tra maggioranza e opposizione.
Il primo intervento è arrivato da Massimo La Porta che, già nelle ore immediatamente successive alla notizia del sequestro, ha affidato ai social un duro commento rivolto all’amministrazione comunale.
«Fate un’analisi di coscienza. Dimettetevi. Il sequestro dell’area alla Baia di Trentova e il blocco dei lavori da parte della Guardia di Finanza non sono un episodio isolato. Sono l’ennesima spia rossa di un modo superficiale, disinvolto e pericoloso di governare il territorio.
Quando si amministrano luoghi simbolo come Trentova, quando si interviene su aree sensibili, quando si mette mano alla pianificazione urbanistica, non si può improvvisare. Servono rigore, trasparenza, rispetto delle regole. E invece è esattamente il contrario di ciò che stiamo vedendo.
Abbiamo assistito alle modifiche agli Atti di Programmazione degli Interventi del PUC, presentate come “semplici modifiche”, ma che incidono su comparti, perequazioni e modalità attuative: scelte strutturali trattate come se fossero un dettaglio amministrativo. È un metodo: si minimizza, si tira dritto, si pretende che la città subisca in silenzio. E oggi si arriva persino a voler ridurre a 50 metri la fascia di rispetto cimiteriale. Non è un dettaglio. Non è una scelta neutra. È un intervento che incide su equilibri urbanistici consolidati e su norme poste a tutela della salute pubblica, del decoro e della corretta pianificazione.
Ridurre la distanza limite dal cimitero significa comprimere una fascia di rispetto che la normativa disciplina con chiarezza e rigore. Significa forzare il senso stesso di quelle regole: non per l’interesse generale, ma per rendere “possibile” ciò che prima non lo era.
Dal sequestro di Trentova alla leggerezza nelle modifiche al PUC, fino alla volontà di ridurre la fascia cimiteriale in totale contrasto con le norme che la regolano: il filo conduttore è uno solo. Questo è l’operato dell’Amministrazione Mutalipassi.
Il territorio non è proprietà della maggioranza di turno. È un bene comune e va amministrato nel pieno rispetto delle norme, delle procedure e dell’interesse pubblico. Se oggi assistiamo a sequestri, polemiche, forzature interpretative e scelte che espongono l’Ente a rischi e contenziosi, qualcuno dovrebbe fermarsi e assumersi la responsabilità politica di ciò che sta accadendo.
Fate un’analisi di coscienza. Per il bene della città, dimettetevi».
Alla presa di posizione di La Porta ha replicato il sindaco di Agropoli, Roberto Mutalipassi, che ha respinto le accuse parlando di strumentalizzazione politica della vicenda.
«𝐃𝐎𝐕𝐄 𝐄’ 𝐋𝐀 𝐑𝐄𝐒𝐏𝐎𝐍𝐒𝐀𝐁𝐈𝐋𝐈𝐓𝐀’ 𝐏𝐎𝐋𝐈𝐓𝐈𝐂𝐀?
Leggo, ma ormai senza più stupore, di un ennesimo tentativo di sciacallaggio e strumentalizzazione da parte di alcuni consiglieri di minoranza sulla vicenda del Lido Trentova. Voglio chiedere loro: dove è la responsabilità politica? In alcuni loro commenti diverse volte in passato hanno usato termini di scherno del tipo “se conoscessero i posti…”. Ma loro li conoscono? Si ricordano che in quel luogo esiste un lido da oltre 70 anni, su aree di proprietà privata?
In merito all’applicazione, in data odierna, di una misura cautelare sul noto lido di Agropoli, situato in una zona particolarmente suggestiva per le sue bellezze naturali come la Baia di Trentova, attenderemo l’esito della fase cautelare e ci tengo a specificare che con l’Amministrazione da me guidata siamo e saremo sempre dalla parte dell’autorità giudiziaria e per la salvaguardia e la tutela dell’ambiente».
Alle parole del primo cittadino ha poi replicato nuovamente Massimo La Porta.
«La responsabilità politica non si cancella accusando gli altri di sciacallaggio.
Leggo la risposta del Sindaco sulla vicenda del Lido di Trentova. Ancora una volta si prova a spostare il problema: invece di rispondere nel merito, si accusa la minoranza di “strumentalizzare”.
Ma la verità è molto semplice. Nessuno mette in discussione il lavoro della magistratura. Nessuno mette in discussione che quel lido esista da decenni.
Il punto non è il passato. Il punto è come si governa oggi il territorio».
Nel dibattito è intervenuto anche il consigliere di opposizione Raffaele Pesce, che ha sollevato ulteriori questioni legate al funzionamento degli uffici e alla gestione amministrativa.
«Io non conosco gli atti, ma il funzionario mi aveva assicurato che fosse tutto assentito dal SUAP. Quindi non so se siano andati oltre quanto autorizzato oppure se siano sbagliate le valutazioni degli uffici, così come sono state sbagliate sia per San Francesco sia, a quanto pare, per la carenza dei controlli sul Testene.
Il sindaco non può dire semplicemente che lui rispetta la magistratura, perché deve ricordarsi che attualmente il Consiglio comunale non rispetta sentenze passate in giudicato che riguardano chi siede tra i banchi del Comune. Almeno per opportunità, avrebbero dovuto discuterne.
Aggiungo che i consiglieri comunali e il Consiglio comunale non hanno poteri di polizia giudiziaria né poteri di gestione degli uffici tecnici. Ricordo inoltre che i capi area sono nominati dal sindaco: se questo è il rapporto fiduciario che lui ritiene di dover portare avanti, è una sua scelta e comporta tutte le implicazioni politiche del caso.
Saranno i poteri di controllo e le autorità alle quali è demandata la verifica dei fatti a fornire prima valutazioni temporanee e poi quelle definitive. Ovviamente non possiamo sostituirci al giudice. Tuttavia l’andazzo di gestire il territorio in questo modo, senza una programmazione e senza un’idea chiara di gestione, appare evidente.
Come ti dicevo, poi ho ricevuto una telefonata: l’assessore all’Ambiente, più che firmare proposte in materia sanitaria — peraltro già firmate dal sindaco, che è l’unico responsabile in materia sanitaria del Comune e l’autorità sanitaria comunale — dovrebbe interessarsi dell’ambiente, se è ancora assessore all’Ambiente.
Non mi sembra che, per quanto riguarda San Francesco, il Testene e adesso anche il terzo sequestro, quello di Trentova, abbia proferito una parola o compiuto un intervento concreto sul campo. Credo che non si sia resa conto nemmeno che ci fu un’ordinanza per il mancato funzionamento delle reti fognarie.
Allora i teatrini lasciamoli ai fratelli Ferraiolo».
La vicenda, nel frattempo, resta al vaglio delle autorità competenti mentre il confronto politico in città continua ad accendersi.

