La proposta Anm riaccende il confronto sugli uffici giudiziari, avvocati e magistrati salernitani pronti a mobilitarsi per difendere il presidio vallese
Negli ambienti forensi salernitani si è riacceso con forza il dibattito sul futuro degli uffici giudiziari del territorio. Al centro della discussione c’è il Tribunale di Vallo della Lucania, indicato tra le sedi che potrebbero finire sotto osservazione nell’ambito della revisione della geografia giudiziaria. Uno scenario che, secondo molti operatori del settore, potrebbe avere ripercussioni pesanti sull’intero assetto della giustizia in provincia di Salerno, fino a coinvolgere anche la Corte d’Appello.
A riaprire il confronto è stata una proposta dell’Associazione Nazionale Magistrati, che individua criteri numerici rigidi per la permanenza degli uffici giudiziari: almeno 30 giudici o 10 pubblici ministeri. Parametri che, se applicati alla mappatura ministeriale, metterebbero a rischio 87 tribunali italiani, tra cui proprio Vallo della Lucania.
Il timore che circola tra avvocati e magistrati è quello di un progressivo ridimensionamento del sistema giudiziario campano, con la possibile concentrazione delle funzioni nel capoluogo regionale. In questo quadro, la provincia di Salerno rischierebbe di perdere un presidio considerato strategico per un territorio vastissimo e complesso, con inevitabili ricadute sull’accesso alla giustizia per cittadini e professionisti.
Il richiamo va inevitabilmente a quanto accaduto nel 2013 con il Tribunale di Sala Consilina, accorpato a Lagonegro tra polemiche e contestazioni. Una scelta che ancora oggi viene indicata da molti come un errore, soprattutto alla luce delle criticità emerse nel tempo e del fatto che anche Lagonegro rientrerebbe ora tra le sedi considerate vulnerabili. Da qui la riflessione, rilanciata da diversi legali, sulla necessità che già allora si sarebbe dovuto puntare sul rafforzamento di Vallo della Lucania come polo giudiziario di riferimento per l’area meridionale della provincia.
La reazione del foro salernitano non si è fatta attendere. L’avvocato Cecchino Cacciatore ha chiesto la convocazione di un’assemblea urgente per definire una linea comune di difesa, trovando subito il sostegno delle associazioni di categoria. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Michele Sarno, presidente della Camera Penale di Salerno, che ha ricordato la mobilitazione del 2017, quando il rischio di accorpamento della Corte d’Appello fu respinto grazie a un’azione compatta di istituzioni, avvocatura e società civile.
Per il mondo forense salernitano la partita che si apre non riguarda soltanto l’organizzazione degli uffici, ma investe direttamente il principio di prossimità della giustizia. In una provincia tra le più estese d’Italia, ridurre i presidi giudiziari significherebbe aumentare distanze, costi e difficoltà operative, con il rischio concreto di rendere più complicato l’esercizio dei diritti e la stessa risposta dello Stato sui territori.
La difesa del Tribunale di Vallo della Lucania, dunque, viene letta non solo come una battaglia tecnica, ma come una scelta politica e istituzionale che riguarda il futuro dell’intera provincia di Salerno.




