Dopo anni di critiche e la nuova delusione mondiale, il presidente lascia la guida del calcio italiano, assemblea elettiva il 22 giugno a Roma
Si chiude ufficialmente un ciclo ai vertici del calcio italiano: Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza della FIGC, incarico ricoperto dal 2018.
Una decisione arrivata dopo settimane di forti pressioni e critiche, esplose in particolare dopo l’ennesima delusione legata alla Nazionale e alle dichiarazioni dello stesso Gravina sul mondo dello sport dilettantistico. Un clima diventato via via più pesante, alimentato anche da interventi della politica e da prese di posizione di atleti di diverse discipline.
Gravina era stato riconfermato nel 2025 con un consenso quasi plebiscitario, pari al 98,8% dei voti. Tuttavia, i risultati sportivi non hanno mai realmente accompagnato il suo mandato. La Nazionale maschile ha infatti mancato per due volte la qualificazione ai Mondiali, un dato storico negativo, accompagnato da tre cambi di commissario tecnico.
L’unico acuto resta la vittoria degli Europei del 2021, un successo che col tempo è apparso sempre più isolato, senza una reale continuità progettuale né una crescita strutturale del sistema calcio italiano.
Le dimissioni segnano dunque un passaggio cruciale: il prossimo 22 giugno, a Roma, si terrà l’assemblea elettiva per scegliere il nuovo presidente della Federazione. Una scelta che dovrà inevitabilmente aprire una fase di rifondazione, dopo anni segnati più da criticità che da rilanci.




