Dopo la mozione di Raffaele Pesce emergono nuovi retroscena sul bilancio, sul mancato accordo con il gruppo di Di Biasi, Russo e Serra e sul destino politico di Francesco Barone
Ad Agropoli il quadro politico interno alla maggioranza si complica ulteriormente. Dopo la mozione presentata da Raffaele Pesce sulla composizione dei gruppi politici in Consiglio comunale, emerge un dato destinato a far discutere: il gruppo formato da Franco Di Biasi, Gennaro Russo e Ubaldo Serra, sotto la denominazione “Agropoli Oltre Agropoli”, è stato dichiarato “indipendente di maggioranza”, una formula che sul piano politico appare fragile e che, nei fatti, lascia aperti più interrogativi che certezze.
L’antefatto resta quello della seduta consiliare in cui il gruppo, in maniera compatta, decise di non prendere parte ai lavori. Una scelta accompagnata da una nota stampa indirizzata all’esterno per spiegare le ragioni politiche dell’assenza, mentre alla presidenza del Consiglio comunale fu fornita una giustificazione di carattere personale. Un doppio binario che già allora aveva mostrato tutta l’ambiguità di una rottura non formalizzata fino in fondo, ma resa evidente nei comportamenti.
Ad arricchire ora il quadro sono ulteriori particolari. Secondo quanto ricostruito, circa tre ore prima del Consiglio comunale il sindaco Roberto Mutalipassi avrebbe tentato un ultimo intervento per ricompattare la maggioranza e ottenere un sostegno unitario sul bilancio. Sul tavolo, per provare a chiudere la partita, ci sarebbero stati un assessorato, la revoca della presidenza del Consiglio comunale e anche la rinuncia a uno scranno nella partecipata di riferimento, l’Agropoli Cilento Servizi.
Il tentativo, però, non avrebbe prodotto alcun risultato. Di fronte all’ennesimo rifiuto del gruppo e alla successiva assenza al momento del voto, il rapporto politico si sarebbe spezzato in modo definitivo. Da quel momento, il ritorno in maggioranza di “Agropoli Oltre Agropoli”, ma in una collocazione di fatto marginale, avrebbe lasciato strascichi evidenti anche tra gli altri rappresentanti della coalizione, che non avrebbero gradito questo rientro in un limbo politico difficile da decifrare e ancora più difficile da gestire.
Diversa, invece, sembrerebbe essere la posizione di Francesco Barone, portavoce del gruppo, vicepresidente della partecipata e consigliere di amministrazione della stessa società. Barone era considerato in quota all’ex assessore Nino Cianciola, poi esautorato dall’incarico. In quella fase, il suo posizionamento apparve netto: restare al proprio posto e confermare fedeltà all’amministrazione. Ora, però, lo scenario sarebbe cambiato radicalmente. Se è vero che il sindaco Roberto Mutalipassi abbia ancora voluto mantenere i rapporti con il gruppo è altrettanto vero che questa volta il primo cittadino non si è piegato alla logica come definito dallo stesso Mutalipassi “del ricatto”
Secondo quanto trapela, Barone verrebbe ritenuto una delle menti del fallito tentativo politico portato avanti dal gruppo degli indipendenti di maggioranza. Ed è proprio su di lui che si starebbe concentrando il malumore di quasi tutti i rappresentanti della maggioranza, al punto che in molti ne avrebbero chiesto l’allontanamento.
Più che una semplice redistribuzione di ruoli, la vicenda racconta una crisi politica che continua a consumarsi tra trattative fallite, collocazioni ibride e rapporti ormai compromessi. La definizione di “indipendenti di maggioranza”, infatti, sembra più una formula di sopravvivenza che una vera sintesi politica. E quando in una maggioranza i nodi vengono solo rinviati, senza essere sciolti, il prezzo prima o poi torna a presentarsi.


