Il Comune sostiene l’evento simbolo di Trentinara nell’area mercatale cittadina, ma la scelta accende una riflessione più profonda: promozione o ennesima imitazione senza una visione propria
Arriva la delibera della Giunta comunale di Agropoli e con essa l’ufficializzazione di una scelta destinata a far discutere. Con l’atto n.224 del 16 aprile 2026, l’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Mutalipassi ha approvato il sostegno alla XIX edizione della Festa del Pane e della Civiltà Contadina, concedendo patrocinio e utilizzo gratuito dell’area mercatale per lo svolgimento della manifestazione dal 31 luglio al 4 agosto.
Formalmente un evento. Politicamente e culturalmente molto di più.
Perché la Festa del Pane non è una sagra qualsiasi. È un pezzo di identità di Trentinara, nata nei vicoli del borgo, tra forni, pietra, racconti, tradizioni contadine e quella dimensione comunitaria che non si monta con un palco e qualche stand.
Ed è qui che si apre la contraddizione.
Portare ad Agropoli una festa nata nel paese del Volo dell’Angelo, del Paese dell’Amore, della Terrazza del Cilento, significa inevitabilmente svuotarla di una parte del suo significato originario. Perché quella manifestazione non era soltanto gastronomia, ma racconto di un luogo.
Il sindaco di Trentinara Rosario Carione ha provato a spegnere i toni: “La Pro Loco, come tutte le associazioni, ha il diritto di organizzare qualunque evento laddove ritengano opportuno realizzarlo”.
Dichiarazione istituzionale, comprensibile. Ma il nodo resta.
Una festa identitaria spostata in una pur funzionale ma fredda area mercatale rischia di diventare altro. Non più immersione nelle tradizioni, ma format.
E il sospetto, legittimo, emerge: che dietro l’operazione ci sia molto più la logica del richiamo e del ritorno economico che quella della tutela culturale.
Perché diciamolo chiaramente: la Festa del Pane ad Agropoli non nasce per mostrare i vicoli di Trentinara, la vita del borgo, la sua anima. Quella resta altrove.
E allora la domanda si allarga e tocca Agropoli.
Perché questa vicenda sembra inserirsi in un copione già visto: un eterno inseguimento a ciò che Trentinara è riuscita a costruire negli anni.
Prima il fascino del Borgo degli Innamorati, poi la narrazione della Terrazza del Cilento, poi le leggende e l’identità territoriale trasformate in attrattori.
Ora persino la Festa del Pane.
Una rincorsa continua.
Ma Agropoli, davvero, cosa vuole fare da grande?
Continuare a mutuare modelli altrui o creare finalmente qualcosa di unico, irripetibile, riconoscibile come proprio?
È la vera domanda politica, ben oltre una delibera.
Perché il punto non è ospitare un evento — scelta legittima — ma se una città turistica come Agropoli abbia o meno una visione originale di sé. Altrimenti il rischio è restare sempre un passo dietro qualcuno, rincorrendo simboli nati altrove. E questa sì sarebbe la vera sconfitta.




