Respinto il ricorso della difesa, restano il divieto di avvicinamento all’ex compagno e il controllo con dispositivo elettronico
La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la misura cautelare nei confronti di una donna residente a Vallo della Lucania, accusata di maltrattamenti in famiglia nei confronti dell’ex compagno. I giudici della Quinta Sezione Penale hanno respinto il ricorso presentato dalla difesa, rendendo definitiva la decisione già assunta dal Tribunale di Salerno.
La misura prevede il divieto assoluto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dall’ex compagno, compresi quelli di lavoro, oltre all’applicazione del braccialetto elettronico per il monitoraggio a distanza.
Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, la donna avrebbe posto in essere, nel tempo, una serie di comportamenti vessatori, caratterizzati da aggressioni verbali e fisiche, spesso consumate anche in presenza di conoscenti e della figlia minorenne. Gli investigatori hanno inoltre evidenziato come la bambina sarebbe stata intimidita ogni volta che cercava di intervenire in difesa del padre.
La vicenda giudiziaria aveva avuto un primo esito favorevole alla donna, con il rigetto della richiesta cautelare da parte del giudice per le indagini preliminari di Vallo della Lucania. Successivamente, però, il ricorso presentato dalla Procura di Salerno ha portato al ribaltamento della decisione, con l’applicazione delle misure restrittive.
La Cassazione ha inoltre chiarito che un eventuale rifiuto di indossare il braccialetto elettronico comporterà automaticamente l’adozione di misure più severe, tra cui l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di dimora nel comune.
Nel rigettare il ricorso, i giudici della Suprema Corte hanno escluso che gli episodi contestati possano essere ricondotti a una semplice conflittualità di coppia, sottolineando come la capacità dell’indagata di condurre una normale attività lavorativa non riduca la gravità delle condotte contestate. La sentenza richiama inoltre i precedenti provvedimenti della magistratura civile, che avevano già disposto l’assegnazione della casa familiare all’ex compagno e l’affidamento della figlia al padre.



