Sparatorie, minacce e una rivolta contro le forze dell’ordine: la Procura di Salerno ricostruisce mesi di violenza nel quartiere collinare
SALERNO – Una lunga scia di intimidazioni, colpi di pistola e agguati culminata in un assalto contro carabinieri e poliziotti. È il quadro che emerge dall’inchiesta della Procura di Salerno sugli scontri che hanno insanguinato Matierno tra settembre 2023 e febbraio 2024. Il pubblico ministero Francesca Fittipaldi ha chiuso le indagini preliminari notificando l’avviso a tredici persone, accusate a vario titolo di tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi, favoreggiamento, minacce e resistenza a pubblico ufficiale.
Al centro della vicenda ci sono Giuseppe Pietrofesa e Alfonso Irno, già arrestati a giugno. Il primo è accusato di aver esploso quattro colpi di pistola contro Irno, ferendolo gravemente all’addome, dopo che quest’ultimo aveva a sua volta sparato contro l’abitazione dei Pietrofesa. Una ritorsione armata che diede il via a una spirale di vendette.
Secondo gli inquirenti, anche i familiari hanno avuto un ruolo attivo. La moglie e la figlia di Irno, Annunziata Vitolo e Mariangela Irno, avrebbero tentato di depistare le indagini fornendo dichiarazioni mendaci ai carabinieri.
La tensione è esplosa nuovamente nel febbraio 2024, quando Irno avrebbe minacciato con una pistola Saverio Falcone all’interno di un bar, sparando colpi in aria. Nella stessa giornata, Falcone avrebbe tentato di reagire, ma il proiettile destinato a Irno colpì per errore un uomo intervenuto per sedare la lite.
La situazione degenerò in primavera, durante una perquisizione a casa degli Irno: padre e figlio si ribellarono agli agenti, provocando una vera sommossa in cui rimasero feriti otto tra carabinieri e poliziotti.
L’indagine ha portato alla luce anche una fitta rete di comunicazioni clandestine dal carcere: cinque indagati – Giovanni Luzzi, Daniele Abate, Armando Mastrogiovanni, Donato Bernardo Criscuoli e Santo Pecoraro – avrebbero utilizzato telefoni cellulari per coordinarsi con Irno e Pietrofesa, con l’obiettivo, secondo la Procura, di mantenere il controllo del quartiere conteso da gruppi criminali.
Gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per chiedere interrogatori o depositare memorie difensive. Intanto, la vicenda di Matierno entra a pieno titolo nei dossier del Ministero dell’Interno, che nella sua relazione al Parlamento ha segnalato il caso come un episodio emblematico delle criticità di ordine pubblico legate alla criminalità organizzata locale.


