L’aggressione a Mercato San Severino nel 2016: la donna morì in ospedale dopo giorni di agonia. Arrestato in Germania il 37enne serbo, unico della banda identificato
Dopo quasi un decennio, la giustizia ha chiuso uno dei casi più cruenti che sconvolsero la Valle dell’Irno. È stato condannato a 25 anni di carcere David Stankovic, 37 anni, cittadino serbo, riconosciuto colpevole dell’omicidio volontario aggravato di Anna Landi, l’anziana di Mercato San Severino morta in seguito a una rapina nella sua abitazione nel dicembre del 2016.
La rapina e l’aggressione
Era una tranquilla giornata di dicembre quando una banda composta da due ragazzi e due ragazze fece irruzione nella casa di Anna Landi, 86 anni, vedova, residente nella frazione Piazza del Galdo. L’obiettivo era semplice e feroce: impossessarsi di denaro e gioielli. Ma la donna li sorprese, e la reazione dei ladri fu brutale.
Anna venne picchiata selvaggiamente, poi legata a una sedia con del nastro adesivo, lasciata in fin di vita nella sua abitazione. Le ferite riportate furono gravissime. Ricoverata all’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, la donna lottò per oltre dieci giorni prima di morire, il 9 gennaio 2017, tra la commozione e l’indignazione dell’intera comunità.
Le indagini e la svolta
Le indagini partirono immediatamente, ma i responsabili si erano già dileguati. Per anni, le tracce della banda si persero nel nulla. La svolta arrivò sette anni dopo, quando Stankovic fu arrestato in Germania grazie a un’indagine della Procura italiana. Dopo l’estradizione, venne trasferito in Italia e rinchiuso in carcere.
La sentenza
Il processo, celebrato con rito abbreviato, si è concluso con una condanna per omicidio volontario aggravato. Inizialmente la pena era di 30 anni, poi ridotta a 25 per la rinuncia all’appello da parte dell’imputato. Gli altri membri della banda, invece, restano tuttora ignoti.
La sentenza chiude un capitolo doloroso per Mercato San Severino, che per anni ha atteso giustizia per la morte di una donna conosciuta da tutti per la sua gentilezza e riservatezza. Una storia di violenza e di attesa, terminata solo oggi con una condanna che restituisce almeno in parte un senso di verità a una comunità ferita.


