Il colonnello dei carabinieri, accusato di depistaggio, si difende: “Chiedo verità e giustizia, ma non partecipo al processo fuori dal tribunale”
Dopo anni di silenzio, il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo parla pubblicamente per la prima volta sul caso che lo vede coinvolto nel presunto depistaggio delle indagini sull’omicidio di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica ucciso nel 2010. Le sue parole arrivano nel pieno di un momento delicato, con l’udienza preliminare in corso dinanzi al Gup del Tribunale di Salerno.
“Sono il primo a chiedere verità e giustizia per Angelo Vassallo”, ha dichiarato Cagnazzo a L’Altravoce, ribadendo la propria innocenza e criticando il clima mediatico che accompagna il processo. “Sono un carabiniere da sempre dalla parte della brava gente e delle vittime, ma non approvo questo comportamento, questo ‘processo fuori dal processo’ che si attua ogni volta che si conclude un’udienza”, ha detto, sottolineando di non voler partecipare a quella che definisce una gogna pubblica.
Il colonnello, che rischia il rinvio a giudizio insieme all’ex carabiniere Lazzaro Cioffi, all’imprenditore Giuseppe Cipriano e all’ex pentito di camorra Romolo Ridosso, respinge con fermezza le accuse della Procura di Salerno, secondo cui avrebbe ostacolato le indagini per coprire un presunto traffico di droga. “Mi rifaccio al principio di presunzione di innocenza – ha aggiunto – e all’impatto mediatico sui procedimenti legali. È un tema serio: il modo in cui un caso viene raccontato può influenzare non solo l’opinione pubblica, ma anche il processo stesso. E c’è chi questo impatto lo sta strumentalizzando. I processi si fanno nelle sedi opportune”.
Parole pesanti che riflettono la tensione di un procedimento lungo e complesso, in cui si intrecciano verità giudiziaria, aspettative di giustizia e il peso di una vicenda che da quindici anni segna profondamente la comunità del Cilento.
Il nome di Angelo Vassallo resta, ancora oggi, simbolo di legalità e coraggio civile. E mentre il tribunale cerca di fare luce sulle ombre che ancora avvolgono la sua morte, il dibattito sul confine tra giustizia e processo mediatico torna a farsi più acceso che mai.


