L’amministrazione sapeva del Centro dal 25 agosto ma non era presente al sopralluogo, l’apertura del centro non è stata calata dall’alto
A Moio, nella periferia di Agropoli, la discussione sulla nascita di un Centro di Accoglienza Straordinaria per migranti è diventata uno dei temi più accesi degli ultimi giorni. La struttura privata individuata dalla Prefettura di Salerno dovrebbe ospitare circa 70 richiedenti asilo, ma tra verifiche tecniche, accuse politiche e timori dei residenti, la vicenda è rapidamente diventata terreno di scontro. Secondo indiscrezioni la struttura non sarebbe idonea ad ospitare i migranti almeno non in quelle proporzioni. Bisogna attendere per capire se questo si tramuterà in una effettiva chiusura del centro.
Secondo quanto dichiarato dal sindaco Mutalipassi, nelle scorse ore Polizia Municipale e tecnici dell’ufficio Urbanistica hanno effettuato un sopralluogo per accertare la regolarità dell’immobile dal punto di vista urbanistico e igienico-sanitario. Il primo cittadino ha spiegato di essersi confrontato anche con la Prefettura, che ha assicurato come i migranti ospitati siano richiedenti asilo, monitorati e tenuti al rispetto di orari e regole interne. «In casi analoghi non si sono verificati problemi», sarebbe stato riferito al sindaco.
Ma la rassicurazione istituzionale non è bastata a spegnere le polemiche. L’opposizione accusa l’amministrazione di aver informato la cittadinanza troppo tardi, se non per nulla. Il consigliere Raffaele Pesce ricorda che già il 27 agosto si era tenuto un sopralluogo con ASL e Vigili del Fuoco: «Nessun rappresentante del Comune era presente, nonostante la convocazione ufficiale. La popolazione avrebbe dovuto essere avvisata per tempo».
Ancora più dura la posizione di Mario Capo, esponente della destra locale, che punta direttamente sulla questione delle condizioni della struttura. «Si parla di 70 o forse 90 persone in 250 metri quadrati, con tre soli bagni. Non si tratta di essere contrari all’accoglienza, ma di garantire standard umani. Così non è possibile». Capo chiede al sindaco di emettere un’ordinanza immediata di sgombero per tutelare sia gli ospiti della struttura sia l’immagine della città.
Intanto, gli uffici tecnici comunali e la Polizia Municipale proseguono le verifiche. Il dibattito però resta caldo, sospeso tra la necessità di una gestione dignitosa dell’accoglienza e il nodo, irrisolto, della comunicazione tra istituzioni e cittadinanza, dove spesso diffidenza e ritardi finiscono con l’alimentare tensioni e sospetti. In molti non comprendono l’atteggiamento dell’amministrazione soprattutto quando sostiene di “Non sapere” quello che accade in città, come nel caso dello scempio di San Francesco
La vicenda è destinata a proseguire nelle prossime settimane, mentre la città osserva, discute e chiede risposte chiare.




