La sepoltura del VI secolo a.C. custodiva un cratere di Corinto con le ossa combuste di un personaggio di elevato rango sociale
Una rara tomba “a cubo”, risalente alla prima metà del VI secolo a.C., è stata scoperta a Pontecagnano. Il ritrovamento è avvenuto durante un intervento di archeologia preventiva.
A darne notizia è stata la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino. La scoperta offre nuovi elementi per conoscere la comunità dell’antico centro etrusco.
Quattro sepolture nel settore meridionale
Le indagini archeologiche hanno interessato il settore meridionale del lotto. Qui gli studiosi hanno individuato quattro sepolture appartenenti allo stesso periodo storico.
Una parte del complesso funerario risultava compromessa dalla realizzazione di un moderno impianto fognario. Nonostante i danneggiamenti, gli scavi hanno restituito una testimonianza considerata di particolare rilevanza.
Tra le sepolture emerge la Tomba 10188, eccezionale per struttura, rituale funerario e materiali conservati.
Il cratere figurato proveniente da Corinto
All’interno della tomba è stato rinvenuto un cratere figurato prodotto a Corinto. Il prezioso vaso custodiva le ossa combuste del defunto ed era quindi utilizzato come cinerario.
Il cratere era protetto da una struttura parallelepipeda realizzata in travertino. Una lastra posta nella parte superiore sigillava e proteggeva la sepoltura.
Il vaso rappresenta uno degli elementi più significativi della scoperta. Nel mondo antico, infatti, il cratere occupava un ruolo centrale durante il simposio ed era utilizzato per mescolare vino e acqua.
Una sepoltura destinata a un personaggio di rango
Secondo la Soprintendenza, diversi elementi lasciano ritenere che la tomba appartenesse a una figura di elevata posizione sociale.
La particolare architettura funeraria, il rito dell’incinerazione e l’impiego del cratere come cinerario indicano una sepoltura prestigiosa. A questi aspetti si aggiunge la decorazione figurata del vaso, importato direttamente dalla Grecia.
La tomba racconta quindi non soltanto il rito della morte. Restituisce anche l’immagine di una comunità attraversata da scambi culturali e commerciali con il mondo greco.
I reperti saranno esposti al pubblico
I materiali recuperati sono stati trasferiti al Museo archeologico. Qui saranno sottoposti alle prime operazioni di studio, conservazione e restauro.
La Soprintendenza ha anticipato che i reperti saranno presto esposti al pubblico. La scoperta potrà così diventare patrimonio condiviso e offrire una nuova occasione per approfondire la storia etrusca di Pontecagnano.




