Report indaga sul sistema delle visite “Programmabili” in Campania, evidenziando numeri e meccanismi che incidono sui tempi di cura Nel Cilento lo studio medico solidale di Agropoli offre assistenza gratuita grazie a 25 specialisti
Le liste d’attesa che in Campania continuano a superare le soglie nazionali raccontano molto più di un dato statistico. Raccontano la distanza crescente tra cittadini e cure, ma anche le realtà locali che provano a colmare quel vuoto con iniziative solidali e gratuite.
Nell’ultima puntata di Report, il programma d’inchiesta di Rai 3 condotto da Sigfrido Ranucci, è emersa una fotografia chiara del sistema regionale. Secondo l’inchiesta, l’89,2% delle visite in Campania viene classificato come “Programmabile”, quindi collocato entro 120 giorni. Una percentuale quasi doppia rispetto alla media italiana del 45,7%.
Report ha evidenziato che questo meccanismo consentirebbe di spostare prestazioni urgenti, brevi o differibili – che dovrebbero essere garantite entro 30 giorni – in una categoria più “comoda”, rendendo numericamente più virtuoso il sistema. In questo modo, spiegano gli autori, visite tecnicamente in ritardo rientrano magicamente “in tempo utile” grazie a un semplice slittamento di etichetta.
Accanto alle criticità, la puntata ha però mostrato esempi di resistenza civile. Ad Agropoli, nel Cilento, opera lo studio medico solidale “S. Giuseppe Moscati”, una struttura che offre assistenza gratuita a chi non può permettersi visite private. Il presidio, inaugurato lo scorso anno nei locali dell’Oratorio della parrocchia Santa Maria delle Grazie, è nato da un’idea di don Bruno Lancuba.
La missione è semplice e concreta: garantire cure a persone in condizioni di indigenza che non trovano alternative nel sistema pubblico. Sono 25 i medici, provenienti da diverse specializzazioni, che hanno scelto di mettere a disposizione tempo e competenze. Curano chi, spiegano, “diversamente non avrebbero mai ottenuto una visita privata in assenza di una sanità pubblica che ormai ha dimenticato la propria missione, ovvero quella di curare le persone”.
Un’esperienza che testimonia come, anche quando le istituzioni arrancano, la risposta sociale possa nascere dal basso. Nel segno della comunità.


