La coalizione ottiene quattro seggi in Consiglio regionale, ma il risultato apre interrogativi su astensionismo, scelte dei candidati e strategia elettorale
Nel Salernitano il centrodestra porta a casa quattro seggi, ma il risultato finale apre più interrogativi che certezze. Le urne raccontano infatti una competizione dove la coalizione guidata da Edmondo Cirielli non è riuscita a superare il centrosinistra, nonostante la presenza di candidati noti e una base elettorale tradizionalmente forte nel territorio.
Il primo dato rilevante arriva da Fratelli d’Italia. La lista Giorgia Meloni per Cirielli – Fratelli d’Italia è il secondo partito più votato in provincia, con 57.861 voti. Da questo risultato nasce il seggio assegnato a Giuseppe Fabbricatore, forte delle sue 13.836 preferenze. Sarà lui a sedere nei banchi di Palazzo Santa Lucia.
Altra conferma arriva dalla lista PPE Forza Italia Berlusconi, che totalizza 37.301 voti. Anche in questo caso scatta un seggio, affidato a Roberto Celano, che porta con sé 8.650 voti. Una presenza storica del centrodestra salernitano che consolida così la propria rappresentanza regionale.
La Lega ottiene invece 23.150 preferenze con la lista Lega – Cirielli Presidente. Il risultato garantisce l’ingresso della “new entry” Mimì Minella, provveditore degli Studi di Salerno, sostenuto da 5.941 voti. Per il partito si tratta di un ritorno in Consiglio che apre nuovi margini di visibilità nel territorio.
L’ultimo seggio della coalizione va alla lista Cirielli Presidente per la Campania – Moderati e Riformisti, che raccoglie 21.172 voti. L’unico eletto è Sebastiano Odierna, con 3.183 voti, completando così il quadro degli eletti nel campo del centrodestra.
Resta però il nodo politico del momento: perché il centrodestra non è riuscito a superare il centrosinistra?
Le prime analisi indicano più fattori. Il forte astensionismo, che “ha storicamente favorito quasi sempre il centro destra”, questa volta avrebbe inciso in maniera opposta, riducendo la spinta elettorale dell’area.
Altro elemento è la scelta tardiva del candidato presidente, definita “a meno di un mese dal voto”, un fattore che potrebbe aver limitato la capacità di mobilitazione della coalizione, pur riconoscendo “la caratura del candidato ovvero di Edmondo Cirielli”.
Infine, pesa la selezione dei candidati nelle liste. Secondo diverse valutazioni, molti nomi non avrebbero inciso come previsto, mentre “in alcuni casi invece i candidati sembrano essere scelti a caso per completare solo le liste”, come suggeriscono i risultati individuali inferiori alle attese.
Il centrodestra, ora, è chiamato a una riflessione profonda per comprendere le ragioni di un risultato che, pur garantendo rappresentanza, lascia aperte molte domande sul futuro politico del territorio.




