Riduzione da 200 a 50 metri, Pesce e La Porta all’attacco: richiesta di relazioni tecniche e avvertimento sui rischi di contenzioso per il Comune
Il vincolo cimiteriale accende il dibattito politico ad Agropoli. Se da un lato diversi consiglieri di maggioranza fanno trapelare la loro contrarietà a votare una riduzione generalizzata della fascia di rispetto da 200 a 50 metri dalle mura del cimitero, dall’altro l’opposizione alza il livello dello scontro istituzionale.
Il consigliere comunale di opposizione Raffaele Pesce ha trasmesso una comunicazione formale al Sindaco, al Presidente della Commissione Consiliare Urbanistica e agli uffici competenti, avente ad oggetto la proposta di “Riduzione distanza cimiteriale ai sensi dell’art. 1 comma 911 L. n. 199/2025”, discussa in Commissione Urbanistica il 17 febbraio 2026.
Nella nota, Pesce richiama puntualmente la norma, sottolineando come l’articolo in questione non introduca una riduzione automatica del vincolo, ma preveda una facoltà circoscritta e subordinata a condizioni stringenti: rispetto di una zona non inferiore a 50 metri, conformità al Codice dei beni culturali (D.Lgs. 42/2004), assenza di ragioni igienico-sanitarie ostative e previo parere della competente ASL.
La deroga, evidenzia il consigliere, è applicabile solo in tre ipotesi specifiche:
– attuazione di previsioni urbanistiche già vigenti alla data del 18 agosto 2002;
– realizzazione di strumenti urbanistici separati dal perimetro cimiteriale da strade pubbliche, corsi d’acqua o dislivelli naturali rilevanti;
– interventi in contiguità con urbanizzazioni già attuate, sul lato opposto rispetto al perimetro dell’impianto.
“Non trattasi di una generica facoltà di riduzione del vincolo – rimarca – tantomeno per semplici interventi edilizi non rientranti nelle ipotesi previste dalla legge”.
Da qui la richiesta formale di relazioni dettagliate: al responsabile del cimitero sul fabbisogno attuale di loculi; ai Lavori Pubblici sulle eventuali previsioni di ampliamento della struttura; all’Ufficio Urbanistica sulle concrete condizioni di applicabilità della norma.
A stretto giro è arrivato anche l’intervento del consigliere Massimo La Porta, che ha assunto una posizione netta durante la Commissione Urbanistica presieduta dal consigliere Marciano.
“La fascia di rispetto di 200 metri prevista dall’art. 338 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie resta la regola generale e di inedificabilità assoluta”, ha dichiarato La Porta. “La Legge 199/2025 non ha ridotto in via generale la distanza a 50 metri, ma ha introdotto una deroga applicabile solo in casi specifici, con deliberazione consiliare e previo parere dell’ASL”.
Il punto politico è chiaro: trasformare una deroga puntuale in una riduzione generalizzata significherebbe, secondo l’opposizione, attribuire al Consiglio comunale un potere normativo che la legge non ha conferito.
“Una delibera che dichiarasse la fascia ridotta a 50 metri su tutto il territorio comunale sarebbe esposta a impugnazioni e potrebbe rendere illegittimi eventuali titoli edilizi rilasciati su tale presupposto”, avverte La Porta.
Il messaggio è diretto: la disciplina generale resta quella dei 200 metri; i 50 rappresentano solo il limite minimo nei casi tassativamente previsti. Per questo è stata chiesta la riformulazione o il ritiro dell’atto, affinché la deroga venga applicata esclusivamente a singoli interventi rientranti nelle ipotesi di legge e sempre previo parere dell’ASL.
Dietro il tecnicismo normativo si intravede uno scontro più ampio: da un lato l’esigenza di pianificazione urbanistica e gestione del territorio, dall’altro la necessità di blindare l’Ente da possibili ricorsi e contenziosi. Il dibattito è destinato a proseguire, con un tema che tocca non solo l’urbanistica ma anche la credibilità amministrativa.
