Accolto il ricorso di Christian Durso: illegittimo il diniego sugli atti relativi agli accessi tra Torre e Solofrone. L’Ente ora ha 30 giorni per rispondere o si va al TAR
Una richiesta legittima, un diniego discutibile, un silenzio che pesa. E alla fine arriva il richiamo ufficiale.
Il Difensore Civico regionale ha accolto il ricorso n. 62/2026 presentato da Christian Durso contro il Comune di Agropoli, ritenendo illegittimo il rifiuto opposto all’istanza di accesso agli atti protocollata il 9 gennaio 2026.
Non solo: l’Ente non ha nemmeno risposto alla richiesta di chiarimenti avanzata dall’Ufficio del Difensore Civico con nota del 18 febbraio 2026. Un silenzio che ha rafforzato la posizione del ricorrente.
Richiamati gli articoli 24 e 25 della legge 241/1990, il Difensore Civico ha stabilito che il diniego non poteva reggere e ha invitato formalmente il Comune ad ostendere la documentazione richiesta entro 30 giorni.
Se ciò non avverrà, Durso potrà rivolgersi al TAR Campania ai sensi dell’art. 116 del Codice del processo amministrativo.
Il nodo: accessi alla spiaggia libera non fruibili
Al centro della vicenda c’è la planimetria degli accessi alla spiaggia demaniale situata tra la scogliera della Torre e il fiume Solofrone, nel tratto dove insiste il Lido Venere.
Secondo quanto denunciato da Durso, esistono due ingressi liberi:
- uno accanto alla SP278, dotato di scale;
- un secondo accesso costituito da un sentiero stretto e in stato di abbandono, privo di adeguamenti.
Entrambi risultano di fatto inutilizzabili per persone con disabilità su sedia a rotelle.
Tradotto: una spiaggia libera che, per alcuni cittadini, libera non è.
La richiesta avanzata è chiara: conoscere planimetria, misure, dimensioni e numero ufficiale degli accessi demaniali previsti in quel tratto. Informazioni che dovrebbero essere trasparenti e immediatamente accessibili, non oggetto di contenzioso.
Trasparenza o resistenza burocratica?
Il provvedimento del Difensore Civico riapre un tema politico preciso: la gestione degli accessi al demanio marittimo e il diritto alla piena fruizione degli spazi pubblici.
Perché quando un cittadino con disabilità deve arrivare fino a un ricorso formale per ottenere documenti amministrativi, il problema non è solo tecnico. È politico.
Ora la palla torna al Comune: adeguarsi entro 30 giorni o affrontare un giudizio davanti al TAR.
Nel frattempo resta una domanda semplice: perché opporsi a una richiesta di trasparenza su un bene pubblico?

