Il 2 maggio 2026 a San Marco di Castellabate incontro con Laura Valente e Fabrizio Pizzuto sulla mostra “Forse è un canto di sirene – Tra miti e megaliti”
Un appuntamento che mette al centro il dialogo tra arte contemporanea, mito e identità dei luoghi. Sabato 2 maggio 2026, alle ore 18, presso Giacaranda Cilento, Simple Living, a San Marco di Castellabate, si terrà un incontro dedicato alla mostra “Forse è un canto di sirene – Tra miti e megaliti” di Ottavio Celestino.
L’evento vedrà la partecipazione di Laura Valente come ospite speciale, sarà curato da Fabrizio Pizzuto e moderato da Barbara Rossi Prudente. A fare da cornice alla serata anche un banchetto di prodotti cilentani curato dalla chef Carmen Malzone, in un contesto che punta a valorizzare il legame tra cultura, territorio e tradizione.
Al centro dell’incontro ci sarà il tema della persistenza del sacro, filo conduttore dell’esposizione di Celestino. Un tema che trova nel Cilento una dimensione particolarmente intensa, grazie alla presenza di megaliti, sedimentazioni e stratificazioni di riti antichi, sacri o propiziatori, che rendono questo territorio un luogo in cui la storia non si limita a essere narrata, ma continua a lasciare segni visibili e profondi.
Il lavoro di Ottavio Celestino si sviluppa da anni attraverso una ricerca che attraversa territori differenti, tra foreste e deserti, costruendo un legame costante tra natura, mito e presenza umana. Radici, rocce e terre diventano elementi centrali di una narrazione visiva e concettuale che supera il semplice dato documentario per muoversi in una dimensione simbolica. L’accostamento di immagini, forme e richiami lontani contribuisce a creare un atlante archetipico, in cui i segni si rincorrono e assumono nuovi significati.
In questo percorso il Cilento non appare come semplice sfondo, ma come un punto di massima intensità. Il confronto tra il patrimonio megalitico cilentano e altre formazioni incontrate altrove apre infatti un dialogo tra luoghi lontani, accomunati da una medesima forza evocativa. È qui che si innesta il richiamo alle sirene, figura solo apparentemente laterale, ma in realtà fondamentale per comprendere la mostra.
Il canto delle sirene, infatti, può essere raccontato ma non realmente ascoltato. Ed è proprio in questa distanza tra racconto e esperienza diretta che si inserisce il lavoro di Celestino, capace di muoversi tra leggenda, storia, mitologia ed effimero, restituendo una riflessione su tutto ciò che appartiene alla sfera dell’inviolabile. Anche le rocce, i megaliti e le sedimentazioni assumono così una valenza totemica, sospesa tra presenza e assenza.
L’esposizione diventa allora una soglia tra ciò che si vede e ciò che si intuisce, tra il segno e il mistero. Un racconto che cambia da cultura a cultura, ma che conserva elementi fondanti capaci di resistere nel tempo. In questa prospettiva, la mostra di Ottavio Celestino si presenta come un percorso che dal territorio approda alla mitologia, trasformando il passaggio orale del racconto in forme, immagini e temi ricorrenti.
L’appuntamento di San Marco di Castellabate si annuncia dunque come un momento di particolare interesse per chi guarda al Cilento non solo come luogo geografico, ma come spazio simbolico in cui storia, arte e memoria continuano a intrecciarsi con forza.


