La disposizione sulle ore eccedenti accende il caso al Ruggi, sindacati in allarme per turni scoperti, ferie estive e carenza di personale
All’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno si apre un nuovo fronte sul personale. Una recente disposizione della Direzione Risorse Umane ha previsto il blocco automatico delle ore di straordinario oltre il tetto annuale di 250 ore, salvo autorizzazioni eccezionali e motivate da parte dei responsabili delle unità operative.
Una scelta che, sul piano amministrativo, punta a contenere la spesa e a evitare possibili rilievi legati al superamento dei limiti contrattuali. Ma la decisione rischia di produrre effetti pesanti sull’organizzazione dei reparti, già alle prese con carenze strutturali di organico.
Il nodo del personale sanitario
A essere maggiormente coinvolti sono infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici di radiologia e laboratorio. Molti dipendenti avrebbero già raggiunto, o sarebbero vicini a raggiungere, il limite massimo previsto.
Il problema esplode proprio alla vigilia della stagione estiva, quando gli ospedali devono fare i conti con ferie, maggiori accessi al pronto soccorso e turnazioni più difficili da coprire.
Reparti a rischio scopertura
Il punto critico è evidente: negli ultimi anni gli straordinari non hanno rappresentato soltanto un’integrazione economica, ma uno strumento essenziale per garantire la continuità assistenziale.
Senza ore aggiuntive, diversi turni potrebbero restare scoperti. Una prospettiva che preoccupa il personale e le organizzazioni sindacali, soprattutto nei reparti più esposti alla pressione quotidiana.
Una misura contabile che scopre il problema politico
Il blocco degli straordinari mette in luce una fragilità ormai strutturale. Se un ospedale riesce a funzionare solo grazie al sacrificio costante dei lavoratori, il problema non è lo straordinario, ma l’assenza di un’organizzazione stabile e di un piano serio di assunzioni.
Ora l’attenzione si sposta sulla Regione Campania. Senza interventi sul turnover, nuovi reclutamenti o misure straordinarie per rafforzare gli organici, il rischio è che il contenimento della spesa si trasformi in una riduzione dei servizi.
E a pagarne il prezzo, come spesso accade, potrebbero essere pazienti e operatori sanitari.


