Nel comune cilentano il dibattito sull’unica lista alle elezioni riapre il tema della crisi della partecipazione politica e del vuoto generazionale
La presenza di una sola lista alle elezioni comunali di Casal Velino continua ad alimentare riflessioni e discussioni nel panorama politico locale. Al netto delle poche prese di posizione pubbliche della minoranza e di chi, almeno sulla carta, avrebbe potuto rappresentare un’alternativa alla sindaca uscente e candidata Silvia Pisapia, resta una domanda che molti cittadini continuano a porsi: perché non è nata una seconda proposta politica?
A tentare di dare una lettura della situazione è stato Gino Fedullo, imprenditore molto conosciuto a Casal Velino, attraverso un lungo post che nelle ultime ore ha acceso ulteriormente il confronto pubblico.
Fedullo racconta di aver ricevuto, durante alcuni incontri istituzionali con sindaci e amministratori dei comuni vicini, una domanda ricorrente: come mai a Casal Velino si presenta una sola lista alle amministrative?
La risposta che prova a darsi va oltre la semplice contesa elettorale e tocca un tema più profondo: la progressiva scomparsa di una vera alternativa politica.
Secondo Fedullo, il nodo non riguarda soltanto chi governa il paese, ma soprattutto l’assenza di un progetto diverso capace di aggregare persone, idee e visioni alternative. Una situazione che, a suo giudizio, rende più fragile la stessa democrazia locale.
Nel suo ragionamento emerge anche una critica più ampia al modello politico che si starebbe consolidando nei piccoli comuni: una gestione sempre più concentrata sull’ordinaria amministrazione, sugli eventi e sui lavori pubblici, ma sempre meno orientata al confronto politico e alla partecipazione collettiva.
Particolarmente significativa anche la riflessione sulla cosiddetta “Generazione X”, indicata come quella che avrebbe dovuto costruire una nuova classe dirigente e accompagnare il ricambio generazionale. Un passaggio che, secondo l’imprenditore, non si sarebbe mai realmente compiuto.
Da qui nascerebbe il paradosso che oggi caratterizza molti territori: il dissenso esiste, il malcontento pure, ma resta confinato nelle conversazioni private, nei social network o nei dibattiti informali, senza mai trasformarsi in un vero progetto politico organizzato.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più delicato che emerge dal caso Casal Velino. Perché l’assenza di una seconda lista non rappresenta soltanto una dinamica elettorale contingente, ma rischia di diventare il simbolo di una crisi più profonda della partecipazione nei piccoli centri, dove spesso manca ormai la capacità di costruire comunità politiche strutturate e credibili.


