Il dibattito divide la città: da un lato la vetrina internazionale e la promozione del territorio, dall’altro le carenze infrastrutturali denunciate dal consigliere Raffaele Pesce
Ogni volta che una nave da crociera approda nel porto di Agropoli si riaccende il confronto tra sostenitori e critici del progetto. Da una parte c’è chi ritiene che questi arrivi rappresentino una straordinaria occasione di promozione internazionale per il territorio, dall’altra chi evidenzia come le ricadute economiche immediate siano limitate e come il porto continui a soffrire di problemi strutturali irrisolti.
La questione, tuttavia, potrebbe essere osservata da una diversa prospettiva . Nel turismo contemporaneo il valore di una destinazione non si misura soltanto attraverso la spesa effettuata nelle poche ore di permanenza dei visitatori. Conta sempre di più la capacità di costruire immagine, reputazione e riconoscibilità sui mercati internazionali.
In questo senso, la presenza di navi da crociera rappresenta per Agropoli un elemento simbolico importante. Significa entrare nei circuiti turistici globali e comparire sulle rotte di operatori internazionali che selezionano accuratamente le proprie destinazioni.
La forza della visibilità internazionale
L’approdo di una nave da crociera genera inevitabilmente un’enorme esposizione mediatica. Centinaia di passeggeri immortalano il porto, il castello angioino-aragonese, il centro storico e il panorama della costa cilentana, condividendo immagini e video sui social network e sui canali dedicati ai viaggi.
Instagram, Facebook, TikTok, blog turistici e piattaforme specializzate diventano così veicoli di promozione spontanea del territorio. Una forma di marketing territoriale che, se adeguatamente valorizzata, può contribuire a rafforzare l’identità turistica di Agropoli ben oltre la singola giornata di approdo. Immagine e poco contenuto.
Per molti osservatori, infatti, il vero beneficio delle crociere non consiste tanto nella spesa immediata dei passeggeri che sarebbe quasi nullo sul territorio, quanto nella capacità di far conoscere il Cilento a nuovi mercati e potenziali visitatori. Agropoli come location per influencer.
Le criticità evidenziate dall’opposizione
Una lettura che non convince il consigliere comunale di opposizione Raffaele Pesce, che interviene nuovamente sul tema esprimendo forti perplessità rispetto all’entusiasmo manifestato attorno agli approdi delle grandi navi.
«Turismo crocieristico? Bene, ma escludo le navi da crociera enormi. Grandi navi, grandi pullman e piccoli benefici per Agropoli se non ulteriori disservizi», afferma il consigliere.
Secondo Pesce, la priorità dovrebbe essere il potenziamento dei servizi portuali e lo sviluppo del turismo da diporto, considerato una risorsa più stabile e redditizia per l’economia locale.
Il consigliere denuncia una situazione che, a suo giudizio, presenta ancora numerose criticità: carenza di servizi essenziali, insufficienza dei punti di approvvigionamento idrico, problemi relativi ai servizi igienici, gestione dei rifiuti e assenza di adeguate infrastrutture per lo smaltimento delle acque reflue delle imbarcazioni.
La sfida: trasformare la visibilità in economia reale
Il nodo centrale del dibattito resta proprio questo: trasformare la visibilità in sviluppo economico concreto.
Perché gli approdi possano produrre effetti più consistenti sul tessuto cittadino servono collegamenti efficienti tra porto e centro urbano, servizi di accoglienza, percorsi turistici organizzati, offerte commerciali dedicate e una strategia integrata capace di coinvolgere operatori economici, associazioni e istituzioni.
Agropoli non può e probabilmente non deve aspirare a diventare un grande hub crocieristico come Napoli o Civitavecchia. La sua forza potrebbe risiedere piuttosto nella capacità di proporsi come scalo esclusivo e identitario, porta d’accesso privilegiata al Cilento e alle sue eccellenze ambientali, culturali ed enogastronomiche.
Una partita ancora aperta
Il confronto resta aperto e riflette due visioni diverse dello sviluppo turistico cittadino. Da una parte chi vede nelle crociere uno strumento di promozione e posizionamento internazionale; dall’altra chi ritiene indispensabile intervenire prima sulle infrastrutture portuali e sui servizi di base.




