Dopo la condanna in primo grado a un anno e otto mesi per la vicenda dei depuratori, possibile applicazione della legge Severino. La minoranza chiede le dimissioni
La condanna in primo grado a un anno e otto mesi di reclusione inflitta al sindaco di Camerota, Mario Scarpitta, nell’ambito del processo relativo alla vicenda dei depuratori, potrebbe avere conseguenze anche sul piano amministrativo.
A seguito della sentenza, infatti, potrebbe trovare applicazione la cosiddetta legge Severino, che disciplina i casi di sospensione degli amministratori locali condannati, anche con sentenza non definitiva, per determinati reati previsti dalla normativa.
Qualora venisse disposto il provvedimento, la sospensione avrebbe una durata fino a 18 mesi, con la possibilità di una proroga di ulteriori 12 mesi nel caso in cui il giudizio d’appello confermasse la condanna, per un periodo massimo complessivo di 30 mesi. La misura verrebbe meno in presenza di una diversa decisione nei successivi gradi di giudizio o di un proscioglimento.
Sul piano politico non si sono fatte attendere le reazioni. Il gruppo di minoranza consiliare ha chiesto le dimissioni del primo cittadino, pur riconoscendo il suo diritto a impugnare la sentenza.
«Rispettiamo il diritto del sindaco di proporre appello e di difendersi in ogni sede giudiziaria. Saranno i giudici a pronunciarsi in via definitiva. Tuttavia, questa vicenda non può essere ridotta esclusivamente a una questione processuale», hanno dichiarato gli esponenti dell’opposizione.




