Tra raccolta a rilento e richiesta di oltre un milione di euro in più, il rischio è doppio: meno servizi e bollette più care per le famiglie, la politica deve agire
AGROPOLI. C’è qualcosa che non torna nella raccolta differenziata cittadina e ormai i segnali sono sotto gli occhi di tutti. Sempre più spesso le buste dei rifiuti, conferite regolarmente secondo il calendario, restano davanti alle abitazioni anche oltre gli orari previsti. Un disagio che i cittadini stanno vivendo con crescente esasperazione, soprattutto considerando che, negli anni, il rispetto del calendario della differenziata è diventato quasi un mantra per migliaia di famiglie, attente ad evitare accumuli di rifiuti davanti alle proprie case.
Dietro questi disservizi, però, si starebbe consumando una partita ben più complessa. Da una parte c’è la Sarim, società che gestisce il servizio di raccolta ad Agropoli dopo essersi aggiudicata, attraverso l’Unione dei Comuni, un appalto triennale del valore di circa 4 milioni di euro. Dall’altra c’è il Comune di Agropoli, chiamato a difendere un contratto già sottoscritto e definito.
Secondo quanto emerge, l’azienda avrebbe avanzato una richiesta di revisione economica che sfiorerebbe il 30% dell’importo contrattuale, una cifra che supererebbe il milione di euro. Una pretesa che l’amministrazione comunale, almeno allo stato attuale, non sembra intenzionata ad accogliere.
È evidente che una revisione dei costi possa essere presa in considerazione. Negli ultimi anni sono aumentati carburanti, energia e numerose voci di spesa che incidono sull’esecuzione del servizio. Ma tra un fisiologico adeguamento dei prezzi e una richiesta che supera il milione di euro esiste una differenza sostanziale che merita di essere valutata con estrema attenzione.
Nel frattempo, però, a pagare il prezzo di questo braccio di ferro sono i cittadini. Se infatti il servizio viene progressivamente ridotto o rallentato, il danno è immediato e ricade sull’intera comunità. E il rischio è addirittura doppio: da un lato il peggioramento della raccolta differenziata, dall’altro la prospettiva che eventuali maggiori costi possano, prima o poi, tradursi in un aumento della Tari per le famiglie.
Su questa vicenda la politica farebbe bene a mettere da parte appartenenze e contrapposizioni. Non è un problema della sola amministrazione oggi in carica, ma rappresenta una questione che potrebbe ricadere anche su chi governerà Agropoli negli anni futuri. Difendere un contratto pubblico significa tutelare le casse comunali e, di conseguenza, i cittadini.
In questa vicenda i disservizi sono già due. Il primo è quello materiale, rappresentato dal mancato o ritardato conferimento dei rifiuti. Il secondo è quello economico, con lo spettro di un possibile aggravio di costi che finirebbe inevitabilmente per ricadere sulle famiglie.
A rendere ancora più acceso il dibattito contribuisce anche quanto sta accadendo sui social network. Tra i primi a denunciare pubblicamente le criticità è stato Pierpaolo Autiero, che attraverso diversi post ha evidenziato le difficoltà che la città sta vivendo. Una presa di posizione alla quale hanno fatto seguito interventi provenienti anche da un profilo anonimo, con insinuazioni e commenti che, per toni e contenuti, sfiorano il limite della legittimità del confronto democratico.
Adesso serve chiarezza. I cittadini hanno il diritto di sapere cosa stia realmente accadendo, quali siano le richieste dell’azienda, quale sia la posizione ufficiale del Comune e soprattutto come si intenda garantire un servizio essenziale senza trasformare una controversia contrattuale in un disagio quotidiano per l’intera città.



