Perché San Gaetano non è solo per chi è rimasto ma anche per chi ritorna da Milano, in altre città, o addirittura dall’estero
Tra pochi giorni, il 6 e il 7 agosto, San Nicola di Centola tornerà a riempirsi come non succede in nessun altro momento dell’anno per la festa di San Gaetano.
Si sentono già i colpi secchi dei pali delle luminarie che vengono piantati a terra, il rumore metallico delle strutture che si montano, le voci che rimbalzano tra le strade mentre qualcuno dà indicazioni, qualcuno chiama, qualcuno ride. Intanto Via Nazionale si trasforma sotto gli occhi di tutti: i pali delle luminarie ridisegnano lo spazio, cambiano le prospettive, e quella che per tutto l’anno è una strada qualsiasi comincia ad assumere l’aspetto di qualcosa che sta per succedere.
Perché San Gaetano non è solo per quelli che sono rimasti ma anche per chi ritorna da Milano, in altre città, o addirittura dall’estero, e con loro arriva pure qualche turista incuriosito dalla festa. Il paese, per due giorni, si ripopola di volti che durante l’anno non si vedono.
Ad aprire tutto è il lavoro dei “mastri di festa” — quelli che oggi chiamiamo comitato festa — che sono l’anima silenziosa di questi giorni. Mesi prima si incontrano, organizzano, discutono, mettono insieme pezzi che alla fine devono combaciare alla perfezione. Senza persone come Luigi Vigorito, Michele Tomei e chi lavora dietro le quinte, tutto questo semplicemente non prenderebbe forma. Il concerto che dà il via alla festa, le luci, la banda: ogni dettaglio che sembra “normale” esiste perché qualcuno, molto prima, ci ha messo tempo, testa e presenza.

E c’è una cosa che succede a chi torna, e che chi è di qui riconosce subito. Non si torna solo con il corpo. In mezzo alla folla, tra i suoni della festa e le strade che si riempiono, molti si ritrovano a rivivere le stesse sensazioni di quando erano bambini. Non è nostalgia raccontata: è qualcosa che arriva all’improvviso. Un odore, una musica in lontananza, una luce particolare. E senza accorgersene, per un attimo, ci si ritrova esattamente lì.
È come se la festa facesse scattare qualcosa. Basta esserci, respirare quell’atmosfera che si ripete uguale ogni anno, e tutto torna: la leggerezza, il senso di sicurezza, quella libertà semplice di quando si usciva senza pensieri e senza orologio. Non serve cercarla, quella sensazione. Arriva da sola.
Chi si occupa di comunicazione e PNL la chiamerebbe, tecnicamente, “ancoraggio”: uno stimolo che riaccende uno stato emotivo già vissuto e registrato nel tempo. Ma a San Nicola, più che una tecnica, resta soprattutto una cosa semplice e bella: la festa che ti fa tornare bambino per qualche giorno, senza bisogno di spiegare come mai.
Ecco perché chi vive lontano fa di tutto per non mancare. Prende ferie, guida per ore, prenota voli con anticipo. Non lo fa per la festa in sé, ma per quello che la festa riaccende. Tornare a San Nicola per San Gaetano, per loro, non è tornare in un posto: è tornare, anche solo per qualche giorno, a quella sensazione lì. Quella che nessuna altra festa, per quanto grande, riesce a restituire allo stesso modo.





