Dalla necessità di trasportare piccole porzioni di torta nasce la Letterina: un’intuizione diventata negli anni il segno distintivo del pasticcere cilentano
Le mode, in pasticceria come in molti altri settori, hanno una grande capacità di moltiplicarsi. Basta che un prodotto funzioni sui social perché nel giro di poco tempo compaiano interpretazioni, varianti e imitazioni.
La frutta realistica resa celebre da Cédric Grolet è uno degli esempi più evidenti degli ultimi anni: prodotti spettacolari, perfetti per Instagram e TikTok, diventati rapidamente un trend internazionale.
Il percorso del pasticcere cilentano Antonio Ventieri offre uno spunto diverso. Una delle sue creazioni più riconoscibili, la Letterina, non nasce dall’inseguimento di una moda, ma da un problema concreto.
Ed è proprio questo che rende la sua storia interessante anche per chi non si occupa di pasticceria.
Da un problema nasce la Letterina
Siamo nel 2017. Ventieri cerca un modo per permettere ai clienti di assaggiare diversi gusti delle sue torte attraverso piccole porzioni, senza comprometterne la qualità durante il trasporto.
Avrebbe potuto limitarsi a trovare una confezione più pratica. Da quella necessità nasce invece una forma rettangolare, poi arrivano la confezione, la ceralacca e la possibilità di inserire una dedica personale.
Infine arriva il nome: Letterina.
È un passaggio apparentemente semplice, ma dal punto di vista del posizionamento cambia molto.
Se fosse rimasta una “monoporzione di torta”, avrebbe continuato a vivere all’interno di una categoria già conosciuta. Con la Letterina, Ventieri introduce invece una parola propria e costruisce intorno a quella parola gusti e varianti differenti.
In sostanza, un problema operativo contribuisce alla nascita non soltanto di un prodotto, ma di una piccola categoria riconoscibile.
Seguire un trend o costruire qualcosa di proprio
Seguire un trend non è necessariamente sbagliato. Se un prodotto è richiesto, intercettare quella domanda può essere un’ottima scelta commerciale.
C’è però una differenza tra inserirsi in qualcosa che il pubblico desidera già e riuscire a creare qualcosa che il cliente prima non poteva chiedere, perché non ne conosceva nemmeno il nome.
Nel primo caso si entra in una categoria.
Nel secondo si prova a crearla.
È una distinzione importante per qualsiasi attività. Osservare ciò che funziona è utile, ma qualche volta vale la pena spostare la domanda da “cosa stanno facendo gli altri?” a “cosa potrei creare io che oggi gli altri non hanno?”
Ventieri, con la Letterina, ha trasformato un limite in uno degli elementi della propria riconoscibilità.
Il nome funziona se dietro c’è il prodotto
Naturalmente non basta inventare un nome.
Alla fine qualcuno assaggia.
Ed è qui che il caso Ventieri diventa più completo.
Negli anni ha affiancato alla capacità di creare prodotti riconoscibili una forte ricerca sulla qualità, sulle materie prime e sui lievitati. Nel 2024 il suo panettone tradizionale ha vinto Mastro Panettone, nella categoria Miglior Panettone Artigianale Tradizionale.
La finale è stata valutata alla cieca da una commissione tecnica.
In quel momento non contavano fotografia, packaging, follower o notorietà. Contava il prodotto.
E il prodotto è arrivato primo.
È un dettaglio importante perché separa la differenziazione dalla semplice operazione di marketing. Un buon posizionamento può creare attenzione e aspettative; la qualità deve essere capace di mantenerle.
Anche l’immagine deve essere all’altezza
Guardando il progetto Ventieri nel suo insieme emerge poi una forte coerenza.
Cake design, lievitati, packaging, fotografie, video e sito restituiscono una percezione molto precisa.
Questo aspetto viene spesso sottovalutato nelle piccole imprese. Si investe moltissimo nel prodotto e si considera la comunicazione quasi un accessorio.
Ma prima di assaggiare un dolce, il cliente vede.
Vede una fotografia, una confezione, un video, un sito. Sono tutti elementi attraverso i quali attribuisce valore a ciò che ancora non conosce.
Nel caso Ventieri prodotto e percezione sembrano parlare la stessa lingua.
Dal Cilento alla torta di Micaela Ramazzotti
Nel 2026 arriva anche una prova esterna della crescita del progetto: Antonio Ventieri realizza la torta nuziale di Micaela Ramazzotti e Claudio Pallitto, una creazione a cinque piani personalizzata sul tema dell’evento.
Per me, però, il particolare più interessante è un altro.
In quell’occasione vengono utilizzate anche le Letterine personalizzate.
E tutto questo parte da Capaccio Paestum, nel Cilento.
Un altro aspetto che merita attenzione: avere le proprie radici in un territorio non significa necessariamente avere un mercato limitato a quel territorio.

Cosa può imparare un imprenditore da questa storia
Nel mio lavoro di mental coach e formatore mi interessa osservare storie imprenditoriali capaci di lasciare un principio trasferibile.
Quella di Ventieri ne suggerisce uno semplice: a volte un problema non va soltanto risolto, ma osservato meglio. La Letterina nasce proprio così, trasformando una difficoltà concreta in qualcosa di riconoscibile.
Perché, qualche volta, ciò che ostacola il percorso può diventare proprio ciò che ti distingue.
Domenico Marotta
Mental Coach, Formatore e Trainer certificato di Programmazione Neuro-Linguistica (PNL)
Business, comunicazione e posizionamento | Cilento, Salerno e Campania
www.domenicomarottacoach.it




