A cura di: Rosario Esposito (Edizioni 2Save) – Pierdavide Carone si confessa tra la custodia della memoria del maestro, il sussurro di Renato Zero e la scelta di restare fedele alla propria anima d’autore.
SAPRI – Il silenzio che segue gli applausi di Piazza San Giovanni ha il sapore intimo delle cose vere. All’indomani del concerto a Sapri, Pierdavide Carone sceglie di spogliarsi di ogni corazza per raccontare cosa accade quando la musica smette di essere vetrina e torna a farsi respiro, artigianato e rifugio. Un dialogo denso e senza filtri che scava dentro le pieghe di una carriera vissuta a schiena dritta, tra la vertigine dei grandi successi, la solitudine dei momenti bui e l’ostinata fedeltà a se stessi.
L’UOMO DIETRO LE NOTE: LA RICERCA DELLA PACE INTERIORE
Pierdavide, chi resta quando le luci del palco si spengono e i riflettori si fanno buio?
«Resta un uomo assolutamente normale, ed è una normalità che difendo con tutte le mie forze. Quando scendo dal palco non indosso un personaggio: cerco gli occhi delle persone a cui voglio bene, cerco il calore sincero degli affetti e, soprattutto, una goccia di pace interiore. Nelle mie canzoni non parlo mai di me in modo didascalico; preferisco la via dell’allegoria, intrecciando i miei squarci emotivi con le storie intime di altri esseri umani. C’è sempre una stanza segreta che tengo per me, quel pudore necessario che permette all’anima di non consumarsi».
Come germoglia, nel profondo, la nascita di una tua canzone?
«In maniera puramente artigianale, quasi mistica. Arriva una melodia nella testa, all’improvviso, senza chiedere il permesso. Non bussa, entra e basta. Se in quel momento ho la fortuna di avere tra le mani una chitarra o un pianoforte, quella melodia si dischiude e rivela già la sua storia. Le canzoni sono già vive dentro la musica: a noi spetta solo il compito umile e paziente di saperci mettere in ascolto, togliendo il superfluo».
L’INGANNO DELL’EFFIMERO E LA DIGNITÀ DEL CAMMINO
Diciassette anni fa il grande pubblico ti scopriva ad Amici. Guardando indietro, cos’è cambiato davvero?
«Quell’autunno del 2009 non è stato l’inizio della mia storia, ma soltanto l’istante in cui il mondo ha aperto gli occhi su di me. Prima c’era stata una vita intera di gavetta autentica: i vinili impolverati dei miei genitori ascoltati fino allo sfinimento, lo studio accademico, le dita consumate sugli strumenti fin da bambino, le prime band e i sogni scritti nei taccuini. Il mio cammino non ha mai conosciuto fratture; è stato un fiume continuo. A un certo punto capisci semplicemente che la tua voce ha accumulato abbastanza vita per potersi mostrare».
Oggi i social creano fenomeni in pochi secondi. Che destino ha la musica in questo tempo frenetico?
«Viviamo nell’era dell’hype e del populismo comunicativo, dove basta uno schermo per urlare anche il vuoto assoluto. Con un video su TikTok puoi toccare le stelle in cinque minuti, ma quello stesso algoritmo ti rigetta nell’ombra con identica ferocia. La discografia si è fatta pigra: raccoglie numeri effimeri e porta ragazzi a Sanremo senza chiedersi se abbiano le spalle per reggere il peso della scena. La selezione all’ingresso è quasi svanita, ma il tempo non mente: la selezione naturale della vita e del palco resta un verdetto implacabile».
IL DONO INVISIBILE: «QUEL SEGRETO SUSSURRATO ALLA VEGLIA DI LUCIO DALLA»
Il tuo nome è indissolubilmente legato a Lucio Dalla. Ti sei mai chiesto cosa hai donato tu a lui?
«Non ho mai avuto la presunzione di pensarlo, finché non è accaduto qualcosa che porto incastonato nel cuore. Eravamo alla veglia funebre di Lucio, a Bologna, immersi in un dolore immenso. A un certo punto mi si avvicinò Renato Zero, una persona che non avevo mai incontrato prima. Mi guardò, mi strinse e mi sussurrò all’orecchio: “Ti ringrazio per quello che gli hai dato; hai reso più luminosi e felici gli ultimi istanti della sua vita”. Sentire quelle parole da chi conosceva l’uomo dietro il mito mi ha fatto tremare le ginocchia. Ho capito che, senza saperlo, avevamo scambiato una luce preziosa».
Qual è la canzone di Lucio che risuona più profondamente dentro di te?
«Senza esitazione, Cara. Cantare Lucio è un’eredità che non ho cercato ma che mi ha investito come un manto sacro. Quando salgo sul palco per omaggiarlo, mi spoglio di me stesso per servire la sua poesia; quando canto le mie canzoni, invece, porto la mia verità nuda. Non ho mai voluto fare della sua memoria uno scudo, ma un ponte d’amore per chi lo ama ancora».
IL CORAGGIO DI DIRE «NO» E IL FUOCO CUSTODITO NELL’AMORE
Hai affermato di non voler vivere da codardo. Dov’è risieduto il tuo coraggio più recente?
«Il vero coraggio di un artista e di un uomo non si misura dai “sì” compiacenti, ma dalla forza incrollabile dei propri “no”. Recentemente ho rifiutato un evento prestigioso perché intriso di una strumentalizzazione politica e sociologica che non appartiene al mio sentire. La mia musica è profondamente sociale: nasce per dare voce a chi non ha voce, a chi è invisibile, ma rifiuta le bandiere e gli schieramenti di convenienza. Ho preferito restare solo con la mia coerenza».
Al tuo fianco oggi c’è Martina. Che valore ha questo legame nella tua rinascita?
«Martina non mi ha cambiato, ma ha dissodato il mio terreno interiore, risvegliando radici che credevo assopite. L’amore vero è come un focolare: va nutrito ogni santo giorno con la legna solida, quella che arde piano e scalda a lungo, non con la carta che genera una fiammata accecante e poi lascia solo cenere fredda. Lei mi ha ricordato la bellezza di non adagiarmi sulla routine e il dovere etico di dare peso e dignità a ogni singola parola che scrivo».
Se potessi chinarti ad abbracciare il Pierdavide bambino, cosa gli sussurreresti?
«Gli direi: non permettere a nessuno di spegnere il bambino che sei. Crescere non deve significare inaridirsi o dimenticare la meraviglia. Dobbiamo innaffiare quella piantina ogni giorno: sognare una realtà più nobile, più giusta e più bella non è una vana illusione, ma l’unico dovere che ci rende davvero umani».
Nota Editoriale: La registrazione video integrale dell’emozionante intervista a Pierdavide Carone sarà trasmessa e disponibile in esclusiva sul canale YouTube ufficiale di 2Save Studio Creators.
Rosario Esposito
Scrittore ed Editore • Edizioni 2Save Rosario Esposito





