Lorenzo De Stefano racconta il ricovero dopo il morso del 20 agosto, nessun processo mediatico ai sanitari cilentani
Un morso, il trasferimento in ospedale e poi il ricovero al Cardarelli di Napoli. È la vicenda di Lorenzo De Stefano, 26enne di Varcaturo, morso da un serpente la sera del 20 agosto mentre si trovava all’interno di un campeggio a Felitto.
Il giovane venne inizialmente assistito all’ospedale di Roccadaspide. Successivamente fu disposto il trasferimento al Cardarelli di Napoli, dove gli venne somministrato il siero antiveleno.
A distanza di circa due settimane, De Stefano ha raccontato pubblicamente la propria esperienza. Le sue dichiarazioni contengono critiche nei confronti dell’assistenza ricevuta nella prima fase.
Le dichiarazioni del giovane
De Stefano ha sostenuto che inizialmente sarebbe stata presa in considerazione l’ipotesi del morso di un cervone.
Secondo quanto raccontato dal 26enne, il siero antiveleno gli sarebbe stato somministrato a Napoli nel pomeriggio del giorno successivo, circa 18 ore dopo il morso.
«La primaria di Medicina mi ha definito “miracolato”», ha dichiarato il giovane, aggiungendo che, a suo giudizio, i sintomi manifestati sarebbero stati compatibili con il morso di una vipera.
De Stefano ha inoltre criticato l’assenza del siero antiveleno nel presidio di Roccadaspide, ritenendone necessaria la disponibilità soprattutto nelle strutture sanitarie che operano in territori rurali.
Si tratta, è bene precisarlo, della ricostruzione e delle valutazioni fornite dal diretto interessato.
La posizione di Cilento Post
Su vicende sanitarie così delicate Cilento Post ritiene necessario distinguere i fatti accertati dalle valutazioni personali dei pazienti.
Non è la prima volta, nelle ultime settimane, che un morso attribuito a una vipera diventa occasione per mettere sotto accusa un ospedale del territorio.
Un precedente episodio avvenuto a Pioppi aveva coinvolto l’ospedale San Luca di Vallo della Lucania. Anche allora alle dichiarazioni della persona interessata seguirono critiche molto dure nei confronti della struttura.
Cilento Post scelse di non partecipare a quella campagna mediatica, anche alla luce delle spiegazioni fornite dai sanitari, che proponevano una ricostruzione differente rispetto a quella raccontata dalla paziente.
La stessa prudenza vale oggi per Roccadaspide.
Raccontare che il giovane è stato assistito, successivamente trasferito al Cardarelli e che il siero è stato somministrato a Napoli significa riferire quanto accaduto. Attribuire responsabilità, negligenze o errori sanitari richiede invece elementi oggettivi e verifiche che non possono essere sostituite da un’intervista.
Gli ospedali del territorio vanno difesi, senza nascondere i problemi
Questo non significa sottrarsi alle criticità della sanità cilentana. Al contrario, carenze di personale, servizi e dotazioni devono essere raccontate e denunciate quando sono documentate.
Ma esiste una differenza sostanziale tra evidenziare un problema e trasformare ogni episodio in un processo mediatico contro medici e strutture.
Gli ospedali di Roccadaspide e Vallo della Lucania rappresentano presidi fondamentali per un territorio vasto e complesso. Possono avere problemi e carenze, come tante strutture del sistema sanitario, ma proprio per questo devono essere potenziati e difesi nelle sedi opportune.
Cilento Post continuerà a raccontarne le difficoltà quando esistono, così come continuerà a riconoscere il lavoro di medici, infermieri e operatori sanitari quando i fatti lo richiedono.
La sanità si migliora facendo emergere criticità documentate, non costruendo sentenze sulla base di una sola versione dei fatti.




