L’ex sindaco rende dichiarazioni spontanee in aula sugli appalti contestati. Requisitoria il 22 ottobre, sentenza il 19 novembre
VALLO DELLA LUCANIA – «Io sono una persona perbene, ho fatto per 40 anni l’amministratore e non ho mai avuto una condanna».
Franco Alfieri ha scelto queste parole per difendere il proprio operato davanti ai giudici. L’ex sindaco di Capaccio Paestum ha reso dichiarazioni spontanee per oltre un’ora.
L’udienza si è svolta al Tribunale di Vallo della Lucania. Il processo riguarda i presunti appalti pilotati per la pubblica illuminazione di Capaccio Paestum.
Alfieri: «Voglio dare un contributo di verità»
«Voglio dare un contributo di verità in una storia complessa», ha esordito Alfieri.
L’ex primo cittadino ha ricordato il lungo periodo durante il quale è stato intercettato e videoregistrato. Una situazione da lui definita come una sorta di “Grande Fratello”.
Secondo Alfieri, ogni conversazione sui lavori pubblici sarebbe stata interpretata in chiave accusatoria. Si tratterebbe, invece, di argomenti affrontati quotidianamente da qualsiasi sindaco.
Nel corso dell’intervento ha ricostruito diversi passaggi degli appalti contestati. Ha inoltre fornito la propria interpretazione sul contenuto di alcune intercettazioni.
Alfieri ha attaccato duramente anche l’architetto Carmelo “Nino” Pagano, uno dei principali accusatori. Ne ha contestato l’attendibilità, definendo generiche e contraddittorie le sue dichiarazioni.
La contestazione sul falso ideologico
L’ex sindaco si è soffermato anche sull’accusa di falso ideologico.
«La Regione non ha mai revocato il decreto di finanziamento provvisorio. L’opera è stata finanziata», ha dichiarato.
Alfieri ha quindi sostenuto di non avere avuto alcun motivo per produrre un documento falso. Ha ricordato anche il periodo trascorso in carcere e agli arresti domiciliari.
«Da persona incensurata, un mese di carcere e oltre un anno ai domiciliari. È troppo alla luce di quanto emerso e chiarito», ha aggiunto.
L’ex amministratore ha concluso rivendicando il proprio percorso politico e amministrativo: «Io ho sempre fatto il sindaco come si deve».
Le altre dichiarazioni in aula
Andrea Campanile ha depositato uno scritto di 13 pagine e ne ha letto una sintesi. L’ex capostaff ha negato di avere influenzato decisioni relative agli appalti.
Campanile ha spiegato che il suo compito consisteva nel gestire l’agenda istituzionale e raccogliere le segnalazioni dei cittadini. I contatti con la Dervit sarebbero dipesi dal ruolo svolto dalla società nella manutenzione dell’illuminazione pubblica.
Elvira Alfieri è stata invece interrogata dal pubblico ministero Francesco Rotondo. L’imputata ha chiarito alcuni aspetti tecnici dell’offerta richiesta dalla Dervit.
L’offerta riguardava il subappalto affidato alla Alfieri Impianti nel Comune di Battipaglia, uno dei punti centrali dell’inchiesta.
Le posizioni delle difese
Gli avvocati Agostino De Caro e Domenicantonio D’Alessandro hanno ribadito l’estraneità di Alfieri alla gestione della società di famiglia.
Secondo i difensori, gli appalti sarebbero stati gestiti dagli uffici comunali e non direttamente dal sindaco. I legali hanno inoltre giudicato generica e contraddittoria la testimonianza di Pagano.
L’avvocato Natale, difensore della Dervit, ha sottolineato l’importanza dell’udienza e la complessità tecnica del procedimento.
L’avvocato Cecchino Cacciatore ha invece evidenziato come Campanile abbia chiarito le proprie mansioni e i rapporti con la Dervit.
Requisitoria fissata per il 22 ottobre
Il procedimento vede imputati Franco ed Elvira Alfieri, Vittorio De Rosa, Alfonso D’Auria, Andrea Campanile e Carmine Greco.
Le accuse, contestate a vario titolo, sono turbata libertà degli incanti e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Franco Alfieri risponde anche di falso ideologico.
La requisitoria del pubblico ministero Francesco Rotondo è fissata per il 22 ottobre. Seguiranno le arringhe dei difensori.
La sentenza di primo grado è attesa per il 19 novembre. Le responsabilità degli imputati dovranno essere accertate con la decisione del Tribunale.




