Droga, armi, estorsioni e affari legati ai flussi migratori al centro dell’inchiesta. L’udienza preliminare è prevista a ottobre davanti al gup
SARNO – Un’organizzazione criminale che, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, avrebbe avuto il proprio centro operativo a Sarno.
Da qui avrebbe sviluppato una rete di interessi capace di spingersi oltre i confini della provincia di Salerno e dell’Italia.
È il quadro che emerge dall’inchiesta per la quale la Dda ha avanzato richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 38 persone.
L’udienza preliminare è prevista nel mese di ottobre. In quella sede il giudice dovrà valutare le richieste formulate dalla Procura e le posizioni dei singoli imputati.
La presunta organizzazione con base a Sarno
Secondo l’impostazione accusatoria, al vertice della struttura ci sarebbe Nicola La Rocca, 36 anni, indicato dagli investigatori come figura centrale dell’organizzazione.
Le contestazioni descrivono un gruppo che avrebbe operato su diversi fronti criminali.
Tra questi figurano il traffico di sostanze stupefacenti, le estorsioni, la disponibilità di armi e alcuni affari collegati all’ingresso di lavoratori stranieri.
L’attività legata alla droga avrebbe interessato soprattutto le piazze di spaccio di Sarno e Scafati.
Ma le indagini avrebbero ricostruito anche collegamenti internazionali, in particolare per l’approvvigionamento di armi.
Kalashnikov, mitra e fucili tra le contestazioni
L’inchiesta si è sviluppata nell’arco di circa tre anni.
A lavorare sul caso è stato lo Sco, con il coinvolgimento delle autorità croate e il coordinamento di Eurojust.
L’attività investigativa avrebbe consentito di ricostruire diversi canali utilizzati dal gruppo.
Tra le contestazioni figura anche l’introduzione in Italia di armi da guerra.
Gli investigatori avrebbero intercettato Kalashnikov, mitra e fucili di fabbricazione israeliana destinati, secondo l’accusa, alla disponibilità dell’organizzazione.
Il fascicolo comprende complessivamente 48 capi di imputazione.
Le accuse contestate a vario titolo comprendono associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, reati in materia di armi e tentato omicidio.
Le direttive che sarebbero partite dal carcere
Uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta riguarda il ruolo che La Rocca avrebbe continuato a esercitare anche durante la detenzione.
Secondo gli inquirenti, il 36enne avrebbe mantenuto i contatti con l’esterno utilizzando telefoni cellulari.
Da dietro le sbarre avrebbe continuato a impartire direttive agli altri componenti del gruppo.
Le disposizioni avrebbero riguardato anche spedizioni punitive e agguati armati avvenuti sul territorio di Sarno.
Si tratta di episodi che gli investigatori ritengono funzionali al mantenimento del controllo criminale sul territorio.
Gli affari legati ai lavoratori stranieri
Un ulteriore filone riguarda il presunto sfruttamento illecito delle procedure destinate all’ingresso in Italia di lavoratori stranieri.
Secondo la ricostruzione della Procura, l’organizzazione avrebbe cercato di ottenere profitti anche attraverso il sistema delle quote d’ingresso.
Gli investigatori avrebbero individuato un meccanismo finalizzato a monetizzare le richieste collegate ai flussi migratori.
Anche questo aspetto sarà al centro dell’udienza preliminare.
A ottobre la decisione sulle richieste della Dda
Il procedimento entra ora in una nuova fase.
Nel corso dell’udienza preliminare gli imputati potranno contestare le accuse, presentare le proprie difese e, nei casi previsti, chiedere riti alternativi.
Spetterà quindi al giudice decidere quali posizioni dovranno eventualmente approdare a processo.
Le responsabilità delle persone coinvolte restano naturalmente da accertare definitivamente nel corso del procedimento giudiziario.




