Diciotto domande alla pagina satirica più discussa della città, tra anonimato, politica, segnalazioni, querele e libertà di critica
1. Partiamo proprio dall’unica domanda che non riguarda la vostra identità: che cos’è oggi Agropoli Confidential? Se doveste presentarvi a una persona che non vi ha mai seguito, come definireste questa esperienza?
Agropoli Confidential è la voce che, secondo noi, ad Agropoli mancava perché non deve chiedere il permesso a nessuno. Siamo tre persone, soltanto una è di Agropoli. Nessuno di noi è giornalista, nessuno è politico e nessuno aspira a diventarlo. Non siamo una corrente, non rappresentiamo una parte dell’opposizione e non abbiamo un padrone politico da accontentare.
Abbiamo amicizie, contatti e fonti anche all’interno del Comune di Agropoli. Alcune di queste persone sanno perfettamente chi siamo e continuano a inviarci documenti e segnalazioni.
Siamo nati come pagina satirica, ma strada facendo abbiamo scoperto una città persino più interessante delle nostre vignette: un luogo nel quale tantissime persone sanno e pochissime sono disposte a dire pubblicamente quello che pensano.
Agropoli Confidential serve soprattutto a questo: portare davanti a tutti ciò che per anni è rimasto confinato nelle chat, nei corridoi, negli uffici e nei bar. E spesso non abbiamo neppure bisogno di esagerare: ad Agropoli la realtà riesce a essere più satirica della satira.
2. Perché secondo voi ad Agropoli c’era spazio, o forse bisogno, di una pagina come la vostra? Quale vuoto avete intercettato?
Perché, secondo noi, negli ultimi vent’anni ad Agropoli è stato costruito un sistema con un difetto enorme: troppo spesso ha premiato la fedeltà e troppo poco la competenza.
Non stiamo parlando di un singolo sindaco, assessore o funzionario, ma di una rete costruita nel tempo: politici, dipendenti, professionisti, società, incarichi, parentele, amicizie, assunzioni, piccoli posti nei consigli di amministrazione e favori che finiscono per incastrarsi tra loro.
Abbiamo raccontato e documentato casi che definiamo concorsi farlocchi, persone entrate nella macchina pubblica dopo aver svolto attività completamente diverse e poi finite improvvisamente nel Comune o in ruoli importanti. In alcuni casi abbiamo visto persone che riteniamo palesemente inadeguate arrivare in posizioni apicali.
La nostra lettura è molto semplice: un incompetente che dipende da chi lo ha sistemato è molto più gestibile di una persona competente che conosce le regole e, prima o poi, può anche permettersi di dire di no.
Questo, per noi, è il grande fallimento politico di questi vent’anni: non aver costruito una classe dirigente, ma una corte. E una corte non ha bisogno dei migliori. Ha bisogno degli obbedienti.
3. C’è stato un momento preciso nel quale avete capito che non eravate più soltanto una pagina social, ma eravate diventati un fenomeno del quale tutta la città parlava?
Quando abbiamo visto persone dedicare più tempo a cercare di capire chi fossimo che a rispondere a ciò che pubblicavamo.
È partita una vera caccia all’uomo: giornalisti accusati di essere Agropoli Confidential, politici sospettati, dipendenti comunali indicati come possibili talpe, professionisti messi sotto esame, amicizie e rapporti personali analizzati. Sembrava che dietro una pagina Facebook ci fosse la Spectre.
È stato in quel momento che abbiamo capito di aver colpito nel segno. La domanda non era più: “Quello che hanno scritto è vero?”, ma: “Chi sono?”.
È una tecnica antichissima: quando diventa difficile demolire il messaggio, si prova a individuare il messaggero. Solo che in questo caso il messaggero non si vede. Così da mesi assistiamo allo spettacolo di una parte della città che spara nel buio mentre noi continuiamo a pubblicare.
4. All’inizio Agropoli Confidential è stata conosciuta soprattutto per la satira politica. Oggi pubblicate anche segnalazioni e questioni di interesse pubblico. Vi considerate ancora una pagina satirica oppure siete diventati qualcosa di diverso?
Restiamo una pagina satirica, ma oggi la satira è soltanto il bisturi. Sotto c’è molto altro.
Riceviamo atti, fotografie, graduatorie, segnalazioni, nomi, date e documenti. Ma soprattutto riceviamo memoria.
Uno dei più grandi alleati della politica locale è l’amnesia: oggi prometti qualcosa, domani pubblichi un post e dopo sei mesi quasi nessuno ricorda più ciò che avevi detto. Noi invece ricordiamo.
Ricordiamo chi ha avuto per anni una delega alla sanità e ci chiediamo quali risultati concreti abbia ottenuto mentre l’ospedale continuava a non essere riattivato. Ricordiamo chi sosteneva una cosa e successivamente il contrario, gli incarichi ricevuti e i percorsi di carriera.
A quel punto la satira diventa persino facile: spesso non serve inventare una battuta. Basta mettere una promessa di ieri accanto alla situazione di oggi.
5. Immaginiamo che riceviate molte segnalazioni. Senza entrare in dettagli che possano identificare qualcuno: che cosa vi raccontano gli agropolesi in privato che magari non hanno il coraggio di dire pubblicamente? Siete diventati una specie di confessionale della città?
Più che un confessionale siamo diventati una cassaforte.
Ci scrivono cittadini, dipendenti, persone vicine alla politica e persone che frequentano quotidianamente il Comune. Alcuni conoscono persino le nostre identità. Ma tutti sanno una cosa: non bruciamo una fonte.
Ad Agropoli questo conta molto, perché secondo quanto ci viene raccontato chi in passato ha provato a esporsi pubblicamente su determinate questioni ha spesso incontrato lo stesso copione: prima la derisione, poi la delegittimazione, l’isolamento e, in alcuni casi, pressioni o minacce perché smettesse di parlare.
È sempre più semplice descrivere qualcuno come pazzo, rancoroso, fallito o venduto piuttosto che rispondere nel merito.
Per questo le persone vengono da noi. Ci raccontano come funzionerebbero determinate porte, chi riesce a entrare e chi rimane fuori, perché alcuni professionisti sembrano avere sempre la strada spianata, come vengono gestiti determinati incarichi, quali parentele ricorrono e come alcuni piccoli privilegi finiscano per diventare normalità.
La cosa che dovrebbe far riflettere maggiormente è che quasi tutti iniziano dicendo: “Il mio nome non deve uscire”.
C’è poi una percezione molto forte che ci viene riferita anche in materia urbanistica: per ottenere un permesso a costruire, secondo diversi cittadini, bisognerebbe rivolgersi sempre alle stesse tre figure professionali, un architetto, un ingegnere e un geometra, considerate quelle con le porte più aperte all’interno del Comune. Uno di questi professionisti è il figlio di un consigliere.
6. Come decidete che una segnalazione merita di essere pubblicata? Quali verifiche fate e che cosa, invece, decidete di non pubblicare?
Non siamo il muro di un bagno pubblico.
Se qualcuno ci scrive semplicemente “Tizio è corrotto”, per noi quella segnalazione vale zero. Se invece arrivano determine, graduatorie, bandi, fotografie, messaggi, date, atti e indicazioni verificabili, allora iniziamo ad approfondire.
Ed è proprio in quei casi che, qualche volta, troviamo cose che fanno molto meno ridere delle nostre vignette.
Abbiamo raccontato quelli che definiamo concorsi farlocchi, ricostruito carriere che secondo noi pongono interrogativi molto seri e raccolto casi di persone legate alla politica entrate in enti e uffici attraverso percorsi che riteniamo meritevoli di attenzione.
Ma pubblichiamo soltanto ciò che siamo disposti a sostenere. Il nostro archivio di materiale mai pubblicato è enorme. Ed è forse questa la risposta migliore a chi ci considera irresponsabili: se il nostro unico obiettivo fosse fare casino, Agropoli Confidential sarebbe dieci volte più grande, ma probabilmente durerebbe un mese.
Abbiamo anche raccontato assunzioni avvenute durante l’amministrazione Coppola di persone che oggi occupano ruoli apicali all’interno del Comune e che in precedenza svolgevano attività completamente diverse, dalla gestione di uno stabilimento balneare al lavoro di baby sitter o segretaria.
Il punto non è il mestiere svolto prima, ma capire il percorso attraverso il quale si arriva a determinati incarichi pubblici.
7. Utilizzate molto il linguaggio delle immagini, dei fotomontaggi e dell’intelligenza artificiale. Quanto conta l’intelligenza artificiale nel successo di Agropoli Confidential? E, provocatoriamente: se domani vi togliessimo l’AI, Agropoli Confidential avrebbe ancora la stessa forza?
L’intelligenza artificiale è il pennello. Agropoli ci fornisce il quadro.
L’AI ci consente di inserire un assessore in una scena assurda, trasformare un politico nel protagonista visivo di una metafora o realizzare in pochi minuti immagini che in passato avrebbero richiesto ore.
Ma l’intelligenza artificiale non sa che ad Agropoli un incarico da 500 euro in un consiglio di amministrazione può avere un peso politico enormemente superiore al suo valore economico. Non conosce i nomi che ritornano, le parentele, i rapporti personali e soprattutto non consulta l’albo pretorio.
Se domani ci togliessero l’intelligenza artificiale, torneremmo a Photoshop. Senza Photoshop useremmo fotografie. Senza fotografie scriveremmo quattro righe.
Per qualcuno il problema resterebbe esattamente lo stesso. Perché non è l’immagine a dare fastidio: è quello che c’è dietro.
8. Arriviamo al tema più delicato. La satira vive di esagerazione, provocazione e irriverenza. Ma dietro i personaggi pubblici esistono anche delle persone. Dove mettete il confine tra satira, denuncia e attacco personale?
Il confine, per noi, è il ruolo pubblico.
Essere politico, funzionario o amministratore non significa diventare proprietà di Agropoli Confidential. Ma quello che si fa attraverso soldi, poteri, beni, personale e strutture pubbliche riguarda tutti.
Se per anni hai avuto deleghe alla sanità mentre l’ospedale non veniva riaperto, noi chiediamo quali risultati abbia prodotto quel ruolo.
Se documentiamo situazioni nelle quali un politico tratta privatamente posti barca mentre l’assegnazione degli ormeggi comunali dovrebbe avvenire attraverso procedure e bandi pubblici, per noi la questione diventa di interesse pubblico.
Se un funzionario fa chiudere per un’intera giornata una struttura pubblica per la festa privata della propria fidanzata, il tema non è la fidanzata: è l’utilizzo di un bene dei cittadini.
Allo stesso modo, se lavoratori di Agropoli Cilento Servizi vengono utilizzati per riempire la piscina privata di un funzionario o per tagliare le siepi del giardino di un consigliere, a noi non interessano la piscina o le siepi. Ci interessa capire chi paga quegli operai e perché si trovino lì.
Per noi la vita privata smette di essere soltanto privata nel momento in cui entra in contatto con l’utilizzo del pubblico.
9. Avete mai pubblicato qualcosa che, a distanza di tempo, non pubblichereste più? Avete mai cancellato, corretto un contenuto o riconosciuto di essere andati oltre?
Certamente. Non abbiamo la sindrome dell’amministratore infallibile.
In qualche occasione abbiamo sbagliato il tono, alcune immagini avrebbero potuto essere meno cattive e altre volte abbiamo corretto ciò che avevamo pubblicato.
Ma bisogna distinguere una cosa: “mi ha dato fastidio” non significa automaticamente “è falso”.
Oggi capita spesso che, quando tocchi qualcuno su un nervo scoperto, la risposta diventi immediatamente: “Avete esagerato”. A volte abbiamo esagerato noi. Altre volte, invece, certe situazioni sono diventate talmente normali agli occhi di chi le vive che appare esagerato perfino raccontarle.
Se un dipendente pubblico viene impiegato per sistemare il giardino di qualcuno, per esempio, la parte grottesca non è il nostro fotomontaggio. È ciò che stiamo raccontando.
E, a differenza di ciò che imputiamo ad alcuni giornali o televisioni, noi non decidiamo cosa pubblicare in base alle amicizie, ai soldi ricevuti, ai rapporti dell’editore o alla vicinanza economica e personale con i politici.
10. L’anonimato vi consente una libertà che chi mette nome e volto non possiede. Ma proprio per questo qualcuno potrebbe obiettare: “Voi giudicate tutti, ma nessuno può giudicare voi perché non sappiamo chi siete”. È una critica che considerate legittima? Chi controlla Agropoli Confidential?
Siamo anonimi non perché ci vergogniamo, ma perché conosciamo bene i meccanismi della città.
Se domani venissero fuori le nostre identità, per almeno una settimana nessuno parlerebbe più di ciò che abbiamo pubblicato. Si discuterebbe del nostro lavoro, dei nostri amici, dei luoghi che frequentiamo, di chi ci saluta o di dove andiamo a mangiare.
Verrebbe costruita una teoria per ciascuno di noi e il contenuto finirebbe in secondo piano. È precisamente ciò che vogliamo evitare.
Alcune persone che lavorano all’interno del Comune sanno chi siamo e continuano comunque a mandarci materiale. Anche questo dovrebbe far riflettere.
Non mettiamo la faccia perché vogliamo che davanti ci siano gli atti e non le nostre persone. E perché chi decide di segnalarci qualcosa deve sapere che non diventerà automaticamente il prossimo bersaglio.
11. Ormai i vostri post possono condizionare discussioni, provocare reazioni politiche, generare articoli e mettere sotto pressione amministratori e personaggi pubblici. Vi rendete conto del potere che avete acquisito? E non esiste il rischio che una pagina nata per prendere in giro il potere finisca per diventare essa stessa un piccolo potere?
Il nostro potere consiste nel premere il tasto “pubblica”.
Il potere degli amministratori, invece, è assumere, nominare, affidare incarichi, autorizzare, firmare, concedere, gestire personale e spendere denaro pubblico. Non crediamo che le due cose possano essere messe sullo stesso piano.
È vero che oggi Agropoli Confidential riesce a influenzare la discussione pubblica e sappiamo che questo comporta una responsabilità.
Ma il potere che raccontiamo è spesso costruito anche attraverso cose apparentemente minuscole. Secondo noi esistono persone che, per un incarico da 500 euro in un consiglio di amministrazione, finiscono per sacrificare la propria indipendenza politica e il proprio silenzio.
È anche attraverso queste piccole convenienze che un sistema riesce a durare vent’anni. Non servono milioni per comprare tutti: basta costruire una rete abbastanza grande di persone che, quando arriva il momento di esporsi, ricordano di avere qualcosa da perdere.
Lo stesso vale, secondo quanto ci viene segnalato, per alcuni contratti annuali da rinnovare legati al consenso e persino alla tessera elettorale.
12. Il Comune di Agropoli ha anche annunciato iniziative legali nei confronti della pagina. Quella vicenda ha cambiato qualcosa nel vostro modo di lavorare? Vi ha intimorito, vi ha reso più prudenti oppure ha rafforzato la convinzione di continuare?
Una cosa ci ha fatto sorridere: per mesi siamo stati descritti come una pagina di deficienti che faceva immagini con l’intelligenza artificiale; poi, improvvisamente, sono arrivate minacce di querele e una delibera di Giunta ha ritenuto necessario attivare iniziative legali contro Agropoli Confidential.
Evidentemente tanto irrilevanti non eravamo.
Ci siamo spaventati? No. Siamo diventati più attenti? Sicuramente.
Abbiamo capito che il modo migliore per essere ancora più cattivi non era aumentare gli insulti, ma aumentare i documenti. Una battuta può essere definita volgare, un’immagine offensiva. Una determina accompagnata dal numero di protocollo è molto più difficile da liquidare in questo modo.
Se l’obiettivo era farci smettere, l’effetto è stato quasi opposto: ci ha costretti a diventare più precisi.
Abbiamo un archivio enorme, che comprende anche materiale estremamente delicato e privato. Ci arrivano persino screenshot di conversazioni tra consiglieri o assessori e altre donne che, secondo quanto emerge dai messaggi ricevuti, non sarebbero mogli o fidanzate.
Sono materiali che non pubblicheremo mai perché appartengono alla vita privata. Alcuni, però, riguarderebbero proprio persone che hanno minacciato azioni legali nei nostri confronti.
13. C’è un’intera città che prova periodicamente a scoprire chi ci sia dietro Agropoli Confidential. Perché secondo voi le persone sono così ossessionate dalla vostra identità? È più facile discutere di chi porta il messaggio piuttosto che del contenuto del messaggio?
È decisamente più facile.
Se scopri che io conosco Tizio, improvvisamente non sei più costretto a rispondere alla domanda che sto facendo su Caio. Puoi limitarti a dire: “Parla perché è amico di Tizio”.
È il metodo più vecchio del mondo e in una realtà come Agropoli funziona particolarmente bene perché tutto passa attraverso le relazioni: politica, lavoro, professioni, famiglie, attività commerciali.
Ed è proprio per questo che ci interessa ricostruire determinati intrecci.
Abbiamo raccontato mogli e sorelle di politici entrate nella macchina comunale, parentele che ricorrono e situazioni nelle quali il figlio di un politico agropolese va a lavorare in un altro Comune mentre persone legate alla politica di altri territori arrivano ad Agropoli attraverso mobilità, convenzioni o altre forme di gestione del personale.
Ogni singolo atto, preso isolatamente, può anche avere una spiegazione perfettamente legittima.
Ma noi non guardiamo soltanto il singolo punto. Guardiamo la mappa. Ed è quando si iniziano a unire i puntini che qualcuno si innervosisce.
14. Tra tutte le critiche che avete ricevuto, ce n’è almeno una che considerate giusta? Qual è il difetto di Agropoli Confidential che riconoscete anche voi?
Qualche volta abbiamo cercato di essere più cattivi della realtà. È stato un errore, anche perché ad Agropoli è praticamente impossibile riuscirci.
Ci siamo accorti che alcuni dei post più efficaci sono proprio quelli nei quali eliminiamo quasi del tutto la battuta e lasciamo parlare i fatti.
Un incarico, un concorso, una parentela inserita all’interno di una determinata carriera amministrativa o l’utilizzo di personale pubblico per un interesse privato: spesso non occorre aggiungere altro.
Il vero rischio per una pagina come la nostra è innamorarsi del proprio personaggio e sentire continuamente il bisogno di alzare il livello della ferocia.
Noi invece dobbiamo diventare sempre più chirurgici. Quando sai esattamente dove intervenire, un bisturi fa più male di una mazza.
15. Vi facciamo una domanda rovesciata: che cosa apprezzate della politica e dell’amministrazione di Agropoli? Esiste qualcuno o qualcosa che avete criticato ma al quale siete anche disposti a riconoscere un merito?
Naturalmente esistono dipendenti comunali competenti, amministratori che lavorano e persone che meritano il ruolo che ricoprono.
Ed è forse proprio per rispetto verso queste persone che diventiamo ancora più duri con gli altri.
Un dipendente bravo, che ha studiato, lavora e si assume responsabilità, dovrebbe essere il primo ad arrabbiarsi quando vede accanto a sé qualcuno che ritiene incompetente e che sarebbe arrivato lì soltanto perché utile a qualcuno.
La nostra contestazione al sistema degli ultimi vent’anni è esattamente questa: aver sprecato capitale umano e impedito a persone realmente capaci di emergere.
Una persona competente può essere scomoda: conosce le regole, sa dire di no e non ha bisogno del politico che l’ha sistemata. Chi invece sente di dipendere completamente da chi gli ha consentito di arrivare a un determinato posto difficilmente dimentica quel rapporto.
Abbiamo ricostruito casi di carriere amministrative che riteniamo sorprendenti: persone provenienti professionalmente da un determinato settore che, dopo legami familiari con la politica, finiscono in tempi relativamente brevi a dirigere servizi completamente differenti; mogli e sorelle di esponenti politici che entrano nella macchina comunale; trasferimenti e scambi di personale tra Comuni che fanno apparire il Cilento come un gigantesco Risiko degli uffici pubblici.
Il problema non è avere un determinato cognome. Il problema nasce quando quel cognome sembra trasformarsi in una competenza.
16. Se domani Agropoli Confidential chiudesse definitivamente, secondo voi ad Agropoli mancherebbe qualcosa oppure dopo una settimana sarebbe tutto come prima?
Agropoli sopravvivrebbe tranquillamente. Qualcuno probabilmente organizzerebbe anche una festa.
Speriamo soltanto che, se decidesse di farla in una struttura pubblica, pagasse il canone come tutti gli altri.
È proprio questo il tipo di episodio che, secondo noi, spiega perché sia nata Agropoli Confidential.
Un normale cittadino che vuole organizzare un evento deve presentare una domanda, rispettare le regole e versare quanto previsto. Poi raccontiamo il caso di un funzionario che, secondo la nostra ricostruzione, riesce a far chiudere un’intera struttura pubblica per la festa privata della fidanzata.
Lo stesso principio vale quando raccontiamo lavoratori di Agropoli Cilento Servizi utilizzati per riempire una piscina privata o tagliare le siepi del giardino di qualcuno.
Agropoli Cilento Servizi è un’azienda speciale che svolge servizi pubblici per il Comune. Per questo il punto non è fare ironia sulla piscina.
Il punto è spiegare al cittadino che paga le tasse perché lui deve tagliarsi da solo la siepe mentre qualcun altro, secondo quanto da noi ricostruito, può disporre di personale pubblico come fosse il proprio giardiniere.
17. Non vi chiediamo chi siete e non vi chiediamo di togliervi la maschera. Vi chiediamo invece questo: che cosa vorreste che gli agropolesi capissero finalmente di Agropoli Confidential dopo questa intervista?
Vorremmo che fosse chiaro soprattutto che non odiamo Agropoli. È esattamente il contrario.
Ci fa arrabbiare vedere una città con enormi potenzialità che, secondo noi, negli ultimi vent’anni ha mortificato persone capaci, spesso costrette ad andare via per lavorare, premiando troppo frequentemente appartenenza, amicizia e disponibilità a obbedire.
Ci fa arrabbiare la percezione, radicata in molti cittadini, che per ottenere un permesso a costruire sia molto meglio rivolgersi sempre a quel determinato architetto, geometra o ingegnere perché vengono considerati quelli capaci di trovare le porte del Comune più aperte.
Ci fa arrabbiare vedere politica e attività private intrecciarsi: politici che aprono e chiudono attività utilizzando capitali altrui, politici che costruiscono società sportive o squadre di calcio che, secondo la nostra lettura, finiscono per trasformarsi anche in bacini di consenso, politici che guardano a ogni pezzo della città come a un possibile serbatoio elettorale.
Noi non diciamo agli agropolesi chi votare.
Chiediamo qualcosa che, per certi versi, è persino più pericoloso: smettere di considerare normali determinati meccanismi e pretendere che una porta pubblica sia aperta nello stesso modo per tutti.
18. Premesso che pare non abbiate mostrato alcun timore di ripercussioni giudiziarie, se per un solo giorno Agropoli Confidential potesse pubblicare tutto ciò che sa senza alcun rischio di denunce, querele o conseguenze, quale sarebbe la prima cosa che vorreste raccontare ad Agropoli? E perché finora non l’avete fatto?
Faremmo una sola cosa: costruiremmo una grande mappa di vent’anni di potere ad Agropoli.
La metteremmo su un muro abbastanza grande da far comprendere che, secondo la nostra lettura, il vero problema non sta nei singoli episodi ma nel disegno complessivo.
Al centro collocheremmo quello che consideriamo l’artefice politico di un sistema che ha governato questa città per vent’anni. Intorno costruiremmo tutti gli altri cerchi: amministratori, funzionari, società, concorsi, assunzioni, consiglieri, professionisti, parentele, mogli, sorelle, figli, mobilità tra Comuni, incarichi, partecipate, urbanistica, porto, attività private, squadre di calcio, associazioni e consenso.
Metteremmo quelli che definiamo concorsi pubblici farlocchi accanto alle carriere che ne sono scaturite.
Mostreremmo le persone che prima svolgevano mestieri completamente diversi e che successivamente sono arrivate a ricoprire ruoli pubblici importanti. Non perché cambiare lavoro rappresenti un problema, ma perché vorremmo capire quale competenza sia comparsa per giustificare determinati percorsi.
Inseriremmo anche il caso, così come lo abbiamo ricostruito, della moglie di un politico con precedenti penali, laureata in economia e con esperienza nel settore tributario, che pochi mesi dopo il matrimonio si sarebbe ritrovata responsabile di servizi sociali.
Affiancheremmo a questo mogli e sorelle di altri politici entrate nel Comune e poi costruiremmo la mappa di quelli che definiamo gli “scambi”: il figlio del politico di Agropoli assunto a Capaccio, Eboli o in un altro Comune del Cilento e, dall’altra parte, persone legate alla politica di quegli stessi territori che arrivano qui.
Poi passeremmo all’urbanistica, mettendo insieme i professionisti ricorrenti e chiedendo perché tanti cittadini abbiano maturato la convinzione che, per far camminare davvero una pratica, sia necessario sapere quale architetto, geometra o ingegnere scegliere.
Metteremmo il porto: da una parte le procedure pubbliche per l’assegnazione dei posti di ormeggio, con bando e contratto; dall’altra i casi nei quali, secondo quanto abbiamo raccolto, un assessore tratterebbe privatamente posti barca.
Metteremmo la sanità, con i nomi di chi ha avuto deleghe e responsabilità, ricordando che ancora nel 2026 migliaia di persone sono scese in strada chiedendo la riapertura dell’ospedale e che il percorso per il pronto soccorso non risultava ancora concluso.
Metteremmo le strutture pubbliche: da una parte il cittadino normale che deve rispettare le procedure e pagare un canone, dall’altra il caso del funzionario che, secondo quanto documentato dalla pagina, sarebbe riuscito a far chiudere una struttura per la festa privata della fidanzata.
Aggiungeremmo la piscina privata che, secondo le nostre ricostruzioni, sarebbe stata riempita da lavoratori di Agropoli Cilento Servizi e le siepi private tagliate dagli stessi operai.
Inseriremmo le attività aperte e chiuse facendo girare capitali e rapporti economici di altre persone e le squadre di calcio costruite anche, secondo noi, come gigantesche reti di consenso.
E sopra tutta questa mappa scriveremmo una sola frase:
“Il problema non sono i favori. Il problema è il sistema che ha trasformato i favori in normalità”.
Perché, secondo noi, il vero capolavoro politico degli ultimi vent’anni non è stato mettere una singola persona incompetente in un posto importante. È stato mettere abbastanza persone ritenute incompetenti in abbastanza posti importanti da renderle dipendenti da chi le aveva collocate lì.
Una persona capace può ribellarsi. Una persona che pensa di non meritare la sedia sulla quale è seduta difficilmente morde la mano di chi gliel’ha data.
Per questo non ci interessa raccontare soltanto il singolo favore, la piscina o la siepe. Vogliamo raccontare il meccanismo.
Perché è soltanto quando si vede la mappa intera che si comprende ciò che Agropoli Confidential sostiene di fare: non inventare un mostro, ma accendere la luce in una stanza nella quale, per convenienza, troppe persone avevano imparato a stare al buio.




