L’omicidio di Trentova e la brutale aggressione di Foce Sele impongono una riflessione sui presidi dell’Alto Cilento. Servono uomini, mezzi e controlli commisurati alla popolazione effettivamente presente, anche in inverno.
Due giorni, due episodi gravissimi, due comunità scosse. Il 12 ottobre la violenta aggressione a Capaccio Paestum; il giorno successivo il ritrovamento, ad Agropoli, del corpo di Walter Avallone, 55 anni, originario di Eboli. Vicende sulle quali gli investigatori sono al lavoro, ma che pongono già una questione pubblica urgente: quanto è adeguata l’organizzazione della sicurezza alle dimensioni e alle esigenze attuali di questo territorio?
La mattina del 13 ottobre Avallone è stato trovato senza vita all’interno di una Ford bianca, in un parcheggio nei pressi della baia di Trentova. Secondo gli aggiornamenti diffusi da ANSA, la ferita alla gola è stata provocata da un colpo d’arma da fuoco. I carabinieri, con il supporto degli specialisti delle investigazioni scientifiche e sotto il coordinamento della Procura , stanno ricostruendo gli ultimi spostamenti dell’uomo e cercando di chiarire dinamica e movente dell’omicidio.
Appena il giorno prima, in località Foce Sele, a Capaccio Paestum, un professionista già assessore comunale era stato picchiato e ferito al ginocchio con un colpo d’arma da fuoco. La sua automobile era stata incendiata e le fiamme avevano interessato anche lo stabilimento balneare adiacente. Soccorso e trasferito all’ospedale di Eboli, l’uomo è al centro di un’altra indagine dei carabinieri della Compagnia di Agropoli.
Le informazioni disponibili non consentono di stabilire collegamenti tra i due fatti. Sarebbe altrettanto improprio attribuire loro una matrice criminale comune o trarre conclusioni prima degli accertamenti. Ma la loro gravità impone alle istituzioni una riflessione che vada oltre la risposta al singolo episodio.
Agropoli e il comprensorio circostante devono essere considerati per la popolazione che vi vive e si muove realmente, non soltanto per quella iscritta all’anagrafe.
Negli ultimi vent’anni il territorio ha cambiato dimensione e funzioni: espansione urbana, attività commerciali, servizi, turismo e spostamenti quotidiani hanno costruito un’area sempre più connessa. Agropoli, Capaccio Paestum, Castellabate e i comuni della cintura costituiscono un bacino nel quale famiglie e imprese condividono luoghi di lavoro, scuole, acquisti e servizi.
In questa prospettiva assumono rilievo le stime territoriali che indicano, nella sola Agropoli, almeno 9.000 persone stabilmente presenti pur senza residenza anagrafica in città. Considerando l’intero bacino dell’Alto Cilento, la popolazione effettivamente presente durante l’inverno viene stimata prossima alle 80.000 persone. Sono valutazioni da documentare e verificare attraverso un lavoro istituzionale condiviso, ma richiamano un problema concreto: la domanda di sicurezza dipende dalle presenze effettive, dai flussi e dall’estensione del territorio da controllare.
Chi vive stabilmente in una città, anche senza avervi trasferito la residenza, partecipa alla sua vita quotidiana e ha bisogno degli stessi servizi. Queste presenze devono quindi entrare nella programmazione pubblica, insieme alla distribuzione delle attività economiche e alla mobilità tra i comuni.
Un territorio attraversato ogni giorno da lavoratori, clienti, studenti e visitatori richiede una capacità di prevenzione continua. La sicurezza tutela le persone, ma anche il lavoro, gli investimenti e la fiducia di chi sceglie di aprire un’attività o di costruire qui il proprio futuro.
Accanto ai fatti più drammatici esiste poi una criminalità che incide sulla serenità quotidiana. Le cronache locali hanno documentato furti ai danni di attività commerciali e sottrazioni di beni all’interno di edifici privati: Episodi diversi per gravità, ma capaci di lasciare nelle vittime un senso concreto di vulnerabilità. Non bastano a dimostrare statisticamente un aumento dei reati, ma meritano attenzione e risposte.
Il richiamo a maggiori presidi deve partire dal riconoscimento dell’impegno delle forze dell’ordine. Le indagini e gli interventi sul territorio testimoniano un lavoro costante. Proprio per sostenere quel lavoro occorre verificare che personale, mezzi e copertura dei servizi siano adeguati alle necessità attuali.
Non si può affidare una domanda crescente di sicurezza soltanto alla disponibilità e al sacrificio degli operatori. Occorrono organici commisurati al bacino reale, pattugliamenti distribuiti nelle diverse fasce orarie e attenzione alle periferie, alle aree commerciali, al litorale e alle zone più isolate.
Ad Agropoli sono stati annunciati interventi per rafforzare i servizi della Polizia municipale e migliorare la videosorveglianza urbana. Sono passi utili, da inserire in una strategia più ampia: le telecamere possono aiutare le indagini, mentre la prevenzione richiede anche una presenza operativa riconoscibile e continuativa.
La richiesta a Prefettura, Ministero dell’Interno e amministrazioni locali deve essere precisa: una valutazione aggiornata dei fabbisogni dell’intero comprensorio, fondata su popolazione effettiva, denunce, flussi quotidiani e caratteristiche del territorio. Da questa analisi devono discendere risorse, tempi e interventi verificabili, con un coordinamento stabile tra i comuni e le diverse forze di polizia.
L’Alto Cilento ha bisogno di una programmazione della sicurezza che duri tutto l’anno. Le esigenze invernali meritano la stessa attenzione riservata ai picchi estivi, perché qui le persone continuano a vivere, lavorare, studiare e investire anche quando termina la stagione turistica.
Il dolore per una vita spezzata e lo sgomento per una brutale aggressione chiedono rispetto, verità e giustizia. Alle istituzioni spetta anche il compito di trasformare questa preoccupazione in scelte concrete.
Un territorio che cresce deve poter contare su presidi che crescono con esso. La sicurezza è una condizione essenziale della sua vita quotidiana e del suo futuro.
