La segnalazione è partita da un nostro lettore che per molto tempo ha atteso l’arrivo del Bagnino di Salvataggio ma invano
AGROPOLI – Un appalto da 40.000 euro decurtati per il taglio due mesi, ovvero giugno e settembre, appaltoper un totale di 28mila euro, per garantire la sicurezza in mare sulle spiagge agropolesi, ma qualcosa sembra non tornare. A segnalarlo sul lungomare San Marco, sono alcuni bagnanti che, in una giornata di bandiera rossa, hanno notato l’assenza della figura chiave: il bagnino di salvataggio. Nonostante la presenza della postazione e della segnaletica che indicava mare mosso e divieto di balneazione, chi ha segnalato l’episodio racconta di essere rimasto in zona per oltre mezz’ora senza avvistare alcun operatore nella postazione.
Il servizio, affidato alla cooperativa Poseidon, risulta regolarmente attivo secondo i documenti comunali. La stessa cooperativa, storicamente convenzionata con diverse amministrazioni agropolesi, legata all’attuale segretario cittadino del Partito Democratico. Un legame che, pur non essendo illegale, solleva interrogativi su trasparenza e opportunità, specie quando si verificano mancanze operative come quella segnalata.
Ma non è tutto. Un altro elemento che alimenta le perplessità riguarda la moto d’acqua destinata al pattugliamento della costa, affidata a una società di salvamento con sede in un locale comunale presso la palazzina servizi del porto. Anche in questo caso, numerosi gestori balneari tra Trentova e il Lungomare San Marco dichiarano di non aver mai visto il mezzo in attività. Interpellato telefonicamente da uno di loro, il gestore della moto avrebbe risposto che interviene “solo in caso di necessità”.

Una risposta che lascia basiti: si attende forse una tragedia prima di agire? La funzione preventiva e di controllo del servizio sembrerebbe così annullata. Anche qui, il titolare della società è un volto noto della politica locale: candidato alle precedenti amministrative con il PD.
Le domande restano aperte: il Comune vigila sull’effettiva esecuzione dei servizi pagati con soldi pubblici? Come vengono controllate le presenze e le attività dei bagnini e dei mezzi di soccorso? E soprattutto: in nome della sicurezza, i cittadini hanno diritto a sapere se le risorse vengono impiegate davvero per prevenire incidenti o solo per alimentare meccanismi consolidati di vicinanze politiche.
Nel frattempo, il mare continua a fare paura. E la bandiera rossa sventola da sola.




