In manette un 41enne accusato di aver derubato a Castellabate una donna fingendosi inviato dei Carabinieri. Ad Ogliastro C.to un altro uomo, 54 anni, finisce ai domiciliari per atti persecutori contro l’ex compagna
Mattinata intensa per le forze dell’ordine nel Cilento, dove i Carabinieri hanno eseguito due distinte misure cautelari a carico di altrettanti uomini, accusati rispettivamente di furto aggravato e di atti persecutori. I provvedimenti, emessi dal Gip del Tribunale di Vallo della Lucania su richiesta della Procura della Repubblica diretta dal procuratore Francesco Rotondo, sono stati eseguiti nelle province di Napoli e Salerno.
Il primo episodio riguarda un 41enne di Napoli ritenuto responsabile di un furto ai danni di un’anziana residente a Castellabate. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’uomo avrebbe messo in atto una truffa ingegnosa, sfruttando la fiducia e la buona fede della vittima.
Tutto sarebbe cominciato con una telefonata: un complice, spacciandosi per un maresciallo dei Carabinieri di Agropoli, avrebbe contattato la figlia dell’anziana, raccontandole che la sua auto era coinvolta in una rapina e invitandola a recarsi subito in caserma. Rimasta sola in casa, la donna riceveva poi la visita del falso “ufficiale giudiziario”, il quale, fingendo di dover verificare che i gioielli di famiglia non fossero provento del presunto colpo, riusciva a farsi mostrare i monili in oro. Quando la vittima, insospettita, ha accennato alla possibilità di contattare i veri Carabinieri, l’uomo avrebbe approfittato di un momento di distrazione per impossessarsi dei preziosi e fuggire a bordo di un’auto.
Quasi in contemporanea, i Carabinieri della Stazione di Ogliastro Cilento hanno dato esecuzione a un’altra misura cautelare nei confronti di un 54enne accusato di atti persecutori. L’uomo, secondo le indagini, non avrebbe accettato la fine della relazione con una donna e avrebbe iniziato a perseguitarla con telefonate, pedinamenti e minacce, arrivando persino a vantarsi del possesso di una pistola. In un’occasione avrebbe anche raggiunto la vittima in un locale pubblico, importunandola pesantemente e costringendo la sicurezza a intervenire.
Per lui il giudice aveva disposto il divieto di dimora e l’applicazione del braccialetto elettronico, misura poi trasformata in arresti domiciliari dopo il suo rifiuto di indossarlo.
Entrambi i casi si trovano ancora nella fase delle indagini preliminari e, come sottolineano gli inquirenti, la fondatezza delle accuse dovrà essere valutata nelle successive fasi del processo.




