L’uomo lavorava in un panificio ma continuava a percepire il sussidio senza comunicare le variazioni all’INPS. Confermato il dolo, ma la pena va ricalcolata
La Corte di Cassazione mette un punto fermo su una vicenda giudiziaria che arriva dal Cilento. È stata infatti confermata la responsabilità penale di un 50enne di Vallo della Lucania, accusato di aver percepito indebitamente il Reddito di cittadinanza pur non avendone più diritto.
Secondo quanto ricostruito nel corso del procedimento, l’uomo avrebbe continuato a incassare il sussidio statale nonostante fosse regolarmente impiegato in un panificio, inizialmente con un contratto a tempo determinato e successivamente con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
Nel frattempo sarebbe mutata anche la situazione economica del nucleo familiare, con l’avvio di un’attività lavorativa da parte della moglie, elemento che avrebbe ulteriormente inciso sui requisiti per l’accesso al beneficio.

Il nodo centrale della vicenda riguarda la mancata comunicazione all’INPS delle variazioni reddituali, che avrebbero dovuto essere segnalate attraverso il modello RdC-Com. Un’omissione ritenuta tutt’altro che formale: per i giudici si è trattato di una condotta consapevole e volontaria, configurando quindi il dolo. Le tesi difensive sono state respinte.
La Suprema Corte ha però rilevato un errore sul piano tecnico: la pena dovrà essere ricalcolata. È stato disposto il rinvio alla Corte d’Appello di Salerno, limitatamente alla rideterminazione della sanzione, poiché il minimo edittale previsto dalla legge è di un anno di reclusione e non di due, come inizialmente applicato.
La condanna resta dunque confermata nel merito, ma con una correzione sul trattamento sanzionatorio.




