Dubbi sul metodo seguito dal Comune per il Piano delle aree demaniali marittime: osservazioni chiuse, ma arriva un confronto pubblico
PAD di Agropoli: partecipazione a termini scaduti. Ma nel pubblico le regole non le decide la Giunta.
L’annuncio dell’incontro pubblico convocato per lunedì 16 marzo alle ore 10 sul Piano Attuativo di Utilizzazione delle Aree del Demanio Marittimo (PAD) solleva più di una perplessità sul metodo seguito dall’amministrazione comunale.
Il PAD è lo strumento con cui i Comuni disciplinano l’utilizzo delle aree del demanio marittimo sul proprio territorio, in attuazione del PUAD – Piano di Utilizzazione delle Aree Demaniali della Regione Campania, che stabilisce criteri, procedure e modalità di pianificazione della costa.
Secondo le procedure previste dal PUAD regionale e dalla normativa amministrativa in materia di pianificazione, il procedimento prevede passaggi ben precisi:
- adozione del piano da parte dell’ente competente;
- pubblicazione dell’atto per consentire la partecipazione pubblica;
- presentazione delle osservazioni da parte di cittadini, operatori e associazioni entro un termine definito;
- successiva valutazione delle osservazioni prima dell’approvazione definitiva del piano.
In particolare, la fase di pubblicazione ha proprio lo scopo di consentire ai soggetti interessati di formulare osservazioni entro un termine temporale determinato, generalmente fissato in 30 giorni dalla pubblicazione dell’atto.
Il problema è che, nel caso del PAD di Agropoli, questi termini risultano ormai scaduti.
Solo adesso, dopo la conclusione formale della fase di osservazioni prevista dalla procedura amministrativa, l’amministrazione convoca un incontro pubblico per raccogliere ulteriori proposte e pareri da parte dei cosiddetti “gruppi di interesse”.
Una scelta che appare quantomeno contraddittoria.
Se l’obiettivo era davvero quello di favorire la partecipazione della cittadinanza e degli operatori del settore, questo confronto avrebbe dovuto essere promosso durante la fase ufficiale di pubblicazione del piano, quando il procedimento amministrativo consentiva formalmente la presentazione delle osservazioni.
Diversamente si rischia di trasformare una fase regolata dalla legge in una semplice iniziativa di comunicazione politica.
C’è poi un secondo elemento che merita attenzione.
Il PAD rappresenta uno strumento di pianificazione territoriale di grande rilevanza: riguarda l’assetto della costa, l’utilizzo delle aree demaniali, la localizzazione delle concessioni balneari e, più in generale, lo sviluppo turistico del territorio.
Per questo motivo appare singolare che il piano sia stato adottato direttamente con delibera di Giunta, senza un passaggio preventivo di confronto in Consiglio comunale, che rappresenta il luogo istituzionale deputato alla discussione delle scelte strategiche sul territorio.
Il Consiglio comunale, infatti, è l’organo rappresentativo della comunità locale e dovrebbe essere coinvolto nelle scelte che incidono sull’assetto del litorale e sulle prospettive economiche della città.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di criticità.
Ad Agropoli si è infatti proceduto, negli ultimi anni, anche all’approvazione del progetto di waterfront, ovvero alla rimodulazione complessiva del lungomare attraverso importanti investimenti pubblici destinati alla riqualificazione della fascia costiera.
Tuttavia, allo stato dei fatti, la progettazione del waterfront non risulta integrata con il PAD.
In alcuni casi, infatti, si registrano evidenti sovrapposizioni tra le due pianificazioni: laddove il PAD individua nuove aree per concessioni demaniali, il progetto del waterfront prevede invece la realizzazione di spazi pubblici, come piazze o aree di fruizione collettiva.
Una situazione che evidenzia un problema di coordinamento tra strumenti di pianificazione che dovrebbero invece dialogare tra loro, soprattutto quando sono sostenuti da investimenti pubblici significativi e destinati a incidere in modo strutturale sull’assetto della costa.
Va inoltre ricordato che la pianificazione della fascia costiera non può essere affrontata con strumenti scollegati tra loro. Il PAD, il progetto di waterfront, la gestione delle concessioni demaniali e gli interventi di riqualificazione del lungomare rappresentano tutti tasselli di un’unica visione di sviluppo della città.
Quando questi strumenti procedono in maniera disordinata o non coordinata tra loro, il rischio è quello di generare conflitti progettuali, spreco di risorse pubbliche e scelte urbanistiche incoerenti.
Proprio per questo sarebbe stato opportuno avviare un confronto pubblico e istituzionale prima dell’adozione del piano, coinvolgendo il Consiglio comunale, gli operatori economici e la cittadinanza.
La partecipazione pubblica è un valore fondamentale, ma deve avvenire nel rispetto delle procedure e dei tempi previsti dalle norme.
Nel settore pubblico, infatti, le regole non le stabilisce l’amministrazione di turno, ma le leggi e i regolamenti che garantiscono trasparenza, correttezza e pari opportunità per tutti.
Aprire un confronto pubblico è sempre positivo. Ma farlo quando i termini ufficiali per le osservazioni sono già scaduti rischia di creare più confusione che partecipazione.
La gestione del demanio marittimo non è una questione tecnica riservata agli uffici, ma una scelta strategica che riguarda il futuro turistico ed economico della città.
Ed è proprio per questo che richiede procedure chiare, trasparenti e rispettose delle regole previste dalla legge.




