Nota dell’amministrazione sulla sicurezza stradale e replica dura di Simona Ridolfi, accuse incrociate su gestione e responsabilità dell’intervento
Continua la querelle a Castelnuovo Cilento sul taglio degli alberi lungo la SP120, finita al centro del dibattito pubblico dopo la denuncia social di Simona Ridolfi, anima del progetto La Via Silente. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gianluca D’Aiuto è intervenuta con una nota ufficiale per fare chiarezza su un’operazione che ha acceso polemiche e divisioni.
Il Comune rivendica la necessità dell’intervento, sottolineando come “la sicurezza dei cittadini che raggiungono Castelnuovo Cilento capoluogo ha la massima priorità” e spiegando che il taglio degli alberi lungo la provinciale “è stato sollecitato dai cittadini e dalla società Busitalia”. Secondo quanto riportato, l’azienda di trasporto “aveva ipotizzato anche la sospensione del servizio a causa dei rischi legati agli alberi ad alto fusto che invadevano la carreggiata”.
Da qui la scelta di intervenire: “la messa in sicurezza era un atto necessario per l’incolumità di persone e mezzi”. L’amministrazione richiama anche la normativa vigente, citando il Codice della Strada: “fuori dai centri abitati, la distanza degli alberi dal confine stradale deve essere pari alla loro altezza massima e mai inferiore a 6 metri”, aggiungendo che “questi alberi, per legge, andavano rimossi per garantire la sicurezza stradale”.
Sulla gestione dell’intervento, il Comune difende l’operato dell’assessore Luca De Feo: “si è adoperato e ha coinvolto sia gli uffici preposti sia le figure professionali competenti, affinché venisse realizzato l’intervento necessario per la messa in sicurezza, secondo le norme vigenti”. Non manca un passaggio politico netto: “piena fiducia e sostegno all’assessore Luca De Feo”, che avrebbe “risposto con concretezza alle richieste di sicurezza della comunità”.
Il Comune prova anche a riequilibrare il tema ambientale, evidenziando che “è stato avviato un progetto di ripiantumazione in aree comunali colpite da incendi”, ribadendo che “la sicurezza stradale non è una scelta, è un obbligo”.
Ma la replica di Ridolfi è altrettanto dura e mette in discussione la versione ufficiale. In un lungo commento, l’attivista racconta un confronto diretto con il sindaco Gianluca D’Aiuto: “ieri ci siamo incontrati per strada, ti sei scusato per l’accaduto, mi hai detto che la situazione vi è sfuggita di mano, doveva essere una ripulitura ed è diventata una distruzione”.
Ridolfi rivendica anche di aver provato a dialogare prima dell’intervento: “il 26 del mese scorso avevo scritto all’assessore Luca De Feo… mi diceva che dovevamo parlarne di persona ma non l’ho più sentito”. Poi l’accusa più pesante sulla gestione operativa: “avete lasciato che una ditta privata, ingaggiata non si sa bene da chi, portasse avanti senza controllo il taglio di querce sane e per nulla pericolose”.
Da qui il nodo politico e umano della vicenda: “ora dimmi tu a chi devo credere, all’amico Gianluca incontrato per strada o al sindaco D’Aiuto che difende l’indifendibile?”. Una riflessione che si chiude con un affondo personale: “il mio problema è stata sempre la coerenza nella vita… non ha idea sindaco della meravigliosa sensazione che si prova ad essere persone libere”.
Una vicenda che va oltre il semplice intervento sulla viabilità e che mette in evidenza due visioni opposte: da un lato la sicurezza invocata dall’ente, dall’altro il metodo e il controllo contestati dagli attivisti. La sensazione, al di là delle versioni ufficiali, è che il problema non sia solo cosa è stato fatto, ma soprattutto come è stato fatto. Ed è proprio su questo terreno che la polemica appare tutt’altro che chiusa.


