Dal mercato dell’Agro nocerino-sarnese all’espansione nel Cilento, l’inchiesta della Dda di Salerno ricostruisce il sistema di distribuzione della cocaina verso Palinuro e la costa sud
Il Cilento era diventato uno degli obiettivi strategici del clan guidato dal boss detenuto Nicola La Rocca. Secondo quanto emerge dall’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale di Salerno, l’organizzazione criminale aveva deciso di ampliare il proprio raggio d’azione oltre l’Agro nocerino-sarnese, puntando sulle località turistiche della costa cilentana, considerate particolarmente redditizie durante il periodo estivo.
La rotta verso Palinuro
Al centro del progetto criminale vi sarebbe stata Palinuro, frazione balneare del comune di Centola, individuata come snodo principale per il traffico di cocaina nel Cilento meridionale. Gli investigatori descrivono un sistema stabile e ben organizzato, strutturato per garantire un flusso continuo di droga dalla base operativa di Sarno fino al litorale cilentano.
I sodali
Secondo la Direzione distrettuale antimafia, il referente della distribuzione sul territorio sarebbe stato Gianluca Fedullo, conosciuto con il soprannome di “Dodo”. Sarebbe stato lui il punto di riferimento per la vendita della cocaina destinata a Palinuro e alle aree limitrofe. L’organizzazione gli avrebbe assicurato rifornimenti periodici già pronti per la commercializzazione, evitando contatti diretti con altri canali di approvvigionamento.
Le indagini avrebbero documentato spedizioni quasi settimanali di cocaina purissima. I carichi, provenienti da circuiti internazionali e albanesi collegati al clan sarnese, arrivavano nel Cilento in quantitativi standard di circa 200 grammi per volta. Ogni consegna avrebbe garantito introiti tra i 9mila e i 9.700 euro, somme che sarebbero poi state reinvestite per finanziare le successive forniture.
Dietro la gestione logistica del traffico vi sarebbe stato Antonio D’Angelo, detto “Maradona”, ritenuto dagli inquirenti uno dei dirigenti dell’organizzazione. Prima del trasporto, la droga sarebbe stata custodita e confezionata in abitazioni sicure situate a Sarno. In questa fase, un ruolo importante sarebbe stato svolto da Laura Monteleone, compagna di D’Angelo, insieme al fratello Gaetano Monteleone, ritenuti incaricati della custodia e preparazione dei panetti sigillati.
Per il trasporto lungo la SS18 Cilentana, il gruppo si sarebbe affidato a corrieri considerati affidabili e difficili da individuare. Tra questi compare Antonio Corrado, soprannominato “Giuvino”, che avrebbe effettuato numerosi viaggi tra Sarno e Palinuro consegnando la droga al terminale locale rappresentato da Fedullo.
Le intercettazioni raccolte durante l’inchiesta descrivono una macchina organizzativa prudente ma estremamente efficiente. In una delle conversazioni captate dagli investigatori emergerebbe la necessità di superare eventuali controlli prima dell’uscita di Agropoli, per evitare posti di blocco lungo il tragitto verso Palinuro.
Il sistema si sarebbe interrotto l’8 marzo 2024, quando Squadra Mobile e Guardia di Finanza eseguirono un blitz culminato con l’arresto in flagranza di Gianluca Fedullo. Durante la perquisizione furono sequestrati 327 grammi di cocaina purissima ancora confezionata in panetti sigillati provenienti dalla base sarnese.
Per gli investigatori, quel quantitativo rappresentava un chiaro segnale dell’espansione del mercato della droga nel Cilento in vista dell’avvio della stagione turistica. L’operazione avrebbe provocato un danno economico significativo al clan La Rocca: oltre 15mila euro di mancato profitto all’ingrosso, con guadagni al dettaglio stimati fino a quattro volte superiori.
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti dell’inchiesta, il sequestro e l’arresto del referente locale avrebbero compromesso in maniera decisiva la rete di distribuzione costruita dal gruppo criminale verso il sud della provincia di Salerno, facendo emergere le vulnerabilità di una rotta che il clan riteneva ormai consolidata e sicura.


