Il giovane è stato rintracciato nella località turistica cilentana durante l’operazione “Fumo del Vesuvio 2”: otto arresti complessivi e 18 truffe scoperte
ASCEA. Era in vacanza ad Ascea, nel cuore del Cilento, uno dei componenti della presunta organizzazione criminale specializzata nelle truffe ai danni degli anziani sgominata dai Carabinieri nell’ambito dell’operazione “Fumo del Vesuvio 2”. Il giovane, destinatario di un provvedimento cautelare, è stato rintracciato proprio mentre stava trascorrendo alcuni giorni nella nota località turistica cilentana e arrestato.
Un particolare che porta direttamente nel Cilento una vasta operazione condotta nelle province di Napoli, Caserta, Isernia e Salerno e coordinata nell’ambito di un’indagine nata dopo una serie di raggiri messi a segno in diverse regioni italiane.
L’operazione “Fumo del Vesuvio 2”
Il blitz rappresenta il nuovo capitolo dell’attività investigativa già avviata con “Fumo del Vesuvio”, operazione che nel marzo 2025 aveva portato all’arresto di 10 persone e alla denuncia di altre 29 per associazione a delinquere finalizzata alle truffe agli anziani, spesso attraverso la tecnica del “finto Carabiniere”.
Questa volta sono tre le persone raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, ritenute dagli investigatori ai vertici del sodalizio. Per altre tre è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza, mentre dieci persone sono state denunciate.
Tra i destinatari dei provvedimenti figura anche l’uomo rintracciato mentre si trovava in vacanza ad Ascea, dove per lui il soggiorno estivo si è concluso con l’arresto.
La truffa del “finto Carabiniere”
L’indagine, condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Trieste, era partita all’inizio del 2025 dopo un tentativo di truffa sventato ad Aurisina e un secondo raggiro consumato poche ore dopo a Muggia.
Da quegli episodi gli investigatori sono riusciti a risalire prima al giovane incaricato di materialmente ritirare denaro e gioielli dalle vittime e successivamente ai presunti mandanti e agli altri componenti dell’organizzazione.
Secondo quanto ricostruito, il gruppo avrebbe avuto una struttura piramidale e fortemente organizzata, con una precisa suddivisione dei compiti. Al vertice gli organizzatori, quindi i telefonisti incaricati di contattare e convincere le vittime e, alla base, i cosiddetti “trasfertisti” o “esattori”, inviati nelle diverse città italiane per ritirare denaro e preziosi.

La centrale operativa sarebbe stata localizzata prevalentemente nel centro storico di Napoli, mentre altri componenti avrebbero provveduto al reperimento di SIM intestate fraudolentemente, al noleggio delle automobili, alla ricettazione dei preziosi e alla gestione della logistica.
Anziani terrorizzati con falsi incidenti dei figli
Il sistema utilizzato era quello ormai tristemente noto. Il telefonista si presentava come appartenente alle forze dell’ordine e comunicava all’anziano che un figlio o un nipote era rimasto coinvolto in un grave incidente oppure rischiava conseguenze giudiziarie.
La vittima veniva mantenuta al telefono e sottoposta a una forte pressione psicologica, così da impedirle di contattare i propri familiari o chiamare il 112. A quel punto arrivava la richiesta di una presunta “cauzione”, da pagare immediatamente con contanti, gioielli e altri oggetti preziosi.
Poco dopo si presentava alla porta il complice, fingendosi avvocato, cancelliere o collaboratore del falso militare, incaricato di ritirare il bottino e allontanarsi rapidamente.
Otto arresti e 18 truffe scoperte
Le indagini hanno consentito di ricostruire episodi avvenuti in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria, Marche e Campania.
Cinque persone erano già state arrestate in flagranza o quasi flagranza in relazione a tre truffe, con il recupero dell’intera refurtiva.
Considerando anche i provvedimenti eseguiti nell’ultima operazione, il bilancio complessivo sale a 8 arresti, 19 denunce e 18 truffe scoperte, con circa 50mila euro recuperati.
E tra gli arresti eseguiti c’è dunque anche quello avvenuto ad Ascea, dove uno dei componenti individuati dagli investigatori aveva scelto di trascorrere le vacanze prima di essere rintracciato dai Carabinieri.




