Una suggestiva lettura proposta dall’avvocato Andrea Casella collegherebbe il toponimo alla divinità etrusca Cilens e alle antiche presenze etruscofone nell’area di Paestum
CILENTO. Il nome “Cilento” potrebbe avere origini molto più antiche di quelle tradizionalmente proposte e potrebbe essere legato direttamente al mondo religioso etrusco. È questa l’ipotesi illustrata dall’avvocato Andrea Casella, delegato alla Cultura del Comune di Campora, che propone una lettura del coronimo attraverso il teonimo Cilens, misteriosa divinità del pantheon etrusco. Come anche ad aver fatto questa proposta, Fabio Astone, all’interno di un articolo per Annali Storici di Principato Citra.
Si tratta di una ricostruzione interpretativa che, allo stato attuale, non può essere considerata un’etimologia definitivamente accertata, ma che metterebbe in relazione il nome del territorio cilentano con la presenza e l’influenza etrusca nell’antica Campania.
L’ipotesi alternativa a “Cis Alentum”
Secondo questa lettura, il termine “Cilento” non deriverebbe dalla tradizionale interpretazione latina “Cis Alentum”, generalmente associata al fiume Alento, né da una presunta radice mediterranea Kel, intesa come “ampio spazio” o “spazio aperto”.
L’origine potrebbe invece essere ricercata nel nome di Cilens, divinità etrusca attestata da testimonianze archeologiche, tra cui il celebre Fegato di Piacenza, modello bronzeo utilizzato nell’ambito delle pratiche divinatorie etrusche, e un gruppo statuario proveniente da Bolsena.
La natura e le funzioni di Cilens restano tuttavia oggetto di interpretazione. La dea sarebbe stata collegata alle dimensioni di confine e di passaggio, in particolare alla separazione tra notte e giorno, ombra e luce.
Cilens, una divinità del limite
Proprio questa caratteristica permetterebbe, secondo Casella, di individuare alcuni parallelismi con altre figure divine del mondo antico, come Inanna-Ishtar ed Ecate, accomunate dal carattere liminare e dal rapporto con i momenti di transizione.
Cilens potrebbe inoltre essere stata associata all’astro di Venere, visibile tanto come stella del mattino quanto come stella della sera e, proprio per questa sua duplice manifestazione, simbolicamente collocata sul confine tra luce e oscurità.

Un ulteriore elemento interpretativo arriverebbe da Marziano Capella, autore del V secolo, nel cui sistema astrologico, influenzato anche dalla tradizione etrusca, alla posizione attribuita a Cilens corrisponderebbero “Nocturnus Ianitoresque terrestres”, ovvero “Notturno e i Portieri terrestri”.
Da questa simbologia deriverebbe anche la possibilità di considerare Cilens una divinità connessa al Fato o al Destino, proprio perché posta idealmente sulla soglia tra due condizioni differenti.
Il possibile rapporto con il territorio cilentano
È su questo terreno che si sviluppa la parte più suggestiva dell’ipotesi. Gli Etruschi, presenti nell’antica Campania, avrebbero potuto percepire i territori situati oltre il Sele come una sorta di terra lontana e crepuscolare, attribuendole un nome riconducibile alla divinità Cilens.
La ricostruzione chiamerebbe in causa anche le testimonianze di popolazioni etruscofone nell’area di Capodifiume, precedenti alla fondazione greca di Poseidonia, elemento che documenterebbe comunque rapporti e presenze culturali etrusche nell’area dell’attuale Piana del Sele.
Casella richiama inoltre gli studi e le interpretazioni sviluppate da Fabio Astone, mentre lo stesso autore avrebbe approfondito il possibile collegamento con le manifestazioni protostoriche e con la coppia divina Cilens-Thinia. Insieme al professor Gerardo Russo, sarebbe stata inoltre avanzata una possibile relazione tra la desinenza Cilens-th e le antiche comunità del Monte Cilento.
Si tratta, dunque, di un’ipotesi storico-linguistica e interpretativa che necessita di ulteriori riscontri archeologici, filologici e toponomastici, ma che apre una prospettiva affascinante sulle possibili radici del nome di una delle terre più antiche della Campania.
Se questa ricostruzione trovasse ulteriori conferme, il nome Cilento potrebbe custodire non soltanto un riferimento geografico, ma la memoria remota di una divinità etrusca legata alla soglia tra luce e oscurità.
L’immagine raffigurante la dea Cilens è una rappresentazione artistica realizzata da Mauro Trotta.




