Il romanzo trasforma la quiete del Vallo di Diano in uno scenario oscuro, tra omicidi, bambini scomparsi, leggende e verità nascoste
Figli di un altro Dio è un libro di Pasquale Sorrentino che riesce a restituire con rara efficacia l’atmosfera di un luogo, prima ancora di svelarne i segreti.
Il romanzo è ambientato a Polla, una silenziosa e tranquilla cittadina dell’etroterra del Vallo di Diano dove, apparentemente, non succede mai niente.
Il bar attorno al quale si radunano le poche persone rimaste é sempre uguale, l’antica fontanella, il fiume, i vicoli. Un’immobilità che l’autore costruisce con grande cura, per poi spezzarla con un doppio omicidio che manda in frantumi ogni equilibrio. Da un caso che sembra isolato e di facile risoluzione, la vicenda si trasforma rapidamente in un rompicapo inestricabile, complicato ulteriormente dal rapimento di due bambini.
Ciò che rende questo libro particolarmente riuscito è l’equilibrio tra il ritmo serrato dell’indagine e la capacità di restituire l’anima autentica di un piccolo paese dell’entroterra, fatta di leggende tramandate di casa in casa che poi altro non sono che quelle piccole verità nascoste che costituiscono, insieme alle loro ombre, il cuore pulsante di ogni piccola comunità.
I personaggi sono memorabili, i dialoghi sono carichi di tensione e i colpi di scena arrivano con un tempismo impeccabile.
Un valore aggiunto del tutto personale, è legato al fatto che la vicenda si svolge in un territorio a me vicino: la lettura mi ha suscitato una viva curiosità di visitare Polla di persona, per ritrovare nei suoi luoghi reali le atmosfere raccontate nel romanzo. Soprattutto per la presenza della cripta del convento del Santuario di Sant’Antonio.
Un noir colto e raffinato, capace di sovvertire la quiete apparente di un paese per farne il palcoscenico di un dramma imprevedibile. Una lettura che consiglio senza nessuna riserva.
Simona Carli
unalicechelegge
Simo 🖤✨ lettrice oscura e compulsiva




