Alfieri avrebbe adottato modalità sofisticate per ostacolare le investigazioni, come dimostrato dalle intercettazioni ambientali
Il Procuratore della Repubblica, Giuseppe Borrelli, ha chiesto l’applicazione della misura cautelare in carcere per Francesco Alfieri, sindaco di Capaccio Paestum e Presidente della Provincia di Salerno, in seguito a una serie di gravi accuse. Le indagini hanno rivelato dettagli inquietanti riguardo alle attività illecite del primo cittadino e dei suoi collaboratori, delineando uno scenario di ostacoli alle indagini e tentativi di inquinamento probatorio.
Comunicazioni segrete e bonifiche per evitare intercettazioni
Tra i motivi principali che hanno portato alla richiesta della misura cautelare, emerge il rischio concreto di inquinamento probatorio. Secondo gli inquirenti, Alfieri avrebbe adottato modalità sofisticate per ostacolare le investigazioni, come dimostrato dalle intercettazioni ambientali. Il sindaco, infatti, comunicava con i propri interlocutori tramite bigliettini manoscritti, subito dopo strappati e cestinati, un comportamento documentato dalle registrazioni della polizia giudiziaria.
Un ulteriore elemento che rafforza l’accusa è la bonifica effettuata all’interno dell’ufficio di Alfieri per rilevare eventuali microspie. Questa operazione, avvenuta in collaborazione con Andrea Campanile, uno dei principali sodali di Alfieri, è stata eseguita appena nove giorni prima delle perquisizioni ufficiali del 30 gennaio 2024. La vicinanza temporale di questa bonifica con le perquisizioni solleva il sospetto che i due avessero ricevuto informazioni sulle imminenti attività investigative e stessero cercando di eludere i controlli.
Il pericolo di inquinamento probatorio
Il GIP ha sottolineato che il rischio di inquinamento probatorio sussiste in massimo grado non solo per Alfieri, ma anche per Andrea Campanile, ritenuto suo stretto collaboratore in queste attività. Oltre a loro, il giudice ha evidenziato lo stesso pericolo nei confronti di altri indagati, come Carmine Greco, Vittorio De Rosa, Alfonso D’Auria ed Elvira Alfieri. Tuttavia, per questi ultimi, la misura restrittiva è stata più lieve: gli arresti domiciliari.
Delitto di falso e responsabilità aggiuntive
Non bastasse il rischio di ostacolare le indagini, Alfieri è accusato anche di falsificazione di documenti, un reato che si aggiunge alla già grave situazione investigativa. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Alfieri avrebbe prodotto documenti falsi per perseguire i propri fini illeciti, un comportamento che aggrava ulteriormente la sua posizione nel quadro dell’inchiesta.
La decisione del GIP
Alla luce di questi elementi, il GIP ha ritenuto che solo per Alfieri e Campanile fosse necessario ricorrere alla misura cautelare in carcere. Per gli altri indagati coinvolti nelle stesse dinamiche, il giudice ha optato per gli arresti domiciliari, ritenendo comunque sussistente il pericolo di inquinamento probatorio, ma in misura minore rispetto ai principali accusati.
Le indagini sono ancora in corso, e ulteriori dettagli potrebbero emergere nelle prossime settimane, chiarendo meglio le dinamiche di un’inchiesta che sta scuotendo il territorio salernitano.

