Lo stesso giorno della sentenza che ha condannato il maggiore Rinaldi a due anni veniva deliberato la proroga al comando della Polizia Locale di Agropoli
Il Comune di Agropoli ha prorogato per un altro anno l’incarico di Antonio Rinaldi, comandante della Polizia Locale. La decisione è stata presa attraverso una delibera di Giunta datata 3 ottobre. La proroga del rapporto di collaborazione si basa su una “proroga utilizzo dei dipendenti del comune di Capaccio Paestum”, come riportato nel testo ufficiale della delibera.
La base legale della proroga
Secondo quanto affermato nella stessa delibera, il provvedimento rispetta le normative vigenti. Viene infatti richiamata la Deliberazione della Corte dei Conti – Sezione delle Autonomie n. 10/2020, che chiarisce come l’avvalimento parziale di un dipendente di un altro ente non equivalga a un trasferimento totale delle mansioni, come avviene nel caso del comando. Questo conferma che il Comune di Agropoli si muove nei confini della legalità.
Un comandante apprezzato
Antonio Rinaldi è considerato da molti come uno dei migliori comandanti che la Polizia Municipale di Agropoli abbia mai avuto. La sua proroga, dunque, non sorprende, soprattutto alla luce dei risultati ottenuti durante il suo mandato. La collaborazione tra il Comune di Agropoli e quello di Capaccio Paestum sembra funzionare bene, tanto che si è deciso di rinnovarla per un ulteriore anno.
L’ombra della condanna
Tuttavia, la proroga giunge in un momento delicato per il comandante Rinaldi. Proprio il 3 ottobre, lo stesso giorno in cui è stata firmata la delibera di proroga, il comandante è stato condannato a due anni di reclusione, con pena sospesa, per il reato di calunnia. La sentenza solleva inevitabilmente dei dubbi sull’opportunità di rinnovare l’incarico proprio in coincidenza con tale evento giudiziario.
Certo una coincidenza
La concomitanza temporale tra la condanna e la proroga solleva qualche perplessità, ma al momento non ci sono segnali che suggeriscano collegamenti tra i due eventi. La Giunta comunale sembra aver agito rispettando le leggi e le procedure in vigore, anche se la situazione richiede una riflessione più approfondita alla luce della sentenza.

