In Corte d’assise la deposizione di una testimone riporta alla luce i giorni più bui della 29enne, scomparsa a marzo 2022 e ritrovata senza vita mesi dopo in un casolare a Montecorvino Pugliano
Un segno inciso sulla pelle, capelli tagliati senza cura, denti mancanti e un materasso a terra come giaciglio. È questo il quadro che emerge dalla testimonianza resa in Corte di assise da Francesca Squitieri, compagna di uno dei figli di Barbara Vacchiano e Damiano Noschese, entrambi imputati nel processo per la morte di Marzia Capezzuti.
Secondo quanto riferito, la giovane, nel periodo compreso tra il 2021 e i primi mesi del 2022, viveva in condizioni di forte degrado. La testimone ha raccontato di aver notato un marchio con le iniziali “B.V.” impresso sulla sua schiena e di aver sentito la stessa Capezzuti spiegare che un dente le era stato tolto con una pinza.
Il ricordo più inquietante, però, risale alle notti tra il 6 e il 7 marzo 2022: Squitieri ha dichiarato di aver udito la voce della 29enne chiedere con angoscia “dove mi state portando?”. Il giorno successivo, in occasione del compleanno di Marzia, la testimone si era recata a casa della famiglia per portarle dei cioccolatini, ma le venne detto che era andata dalla madre. In realtà, proprio in quelle ore si consumava la sua scomparsa.
Capezzuti non fu mai più vista viva. Il suo corpo venne rinvenuto soltanto mesi dopo, il 25 ottobre 2022, in un casolare abbandonato nelle campagne di Montecorvino Pugliano.
Le parole di Francesca Squitieri hanno aggiunto un tassello importante a un processo che continua a far emergere particolari drammatici sulla vicenda di una giovane donna rimasta intrappolata in un contesto di violenze e sopraffazioni, fino al tragico epilogo.


