Il collegio difensivo punta a rimettere in libertà Alfieri, il 3 ottobre un anno dall’arresto, il comune di Capaccio Paestum ammesso come parte civile
VALLO DELLA LUCANIA – È iniziato questa mattina il dibattimento processuale a carico di Franco Alfieri, già sindaco di Capaccio Paestum e Presidente della Provincia di Salerno, e degli altri cinque imputati coinvolti nell’inchiesta sugli appalti per la pubblica illuminazione del Comune.
In apertura di udienza, i legali di Alfieri e di Vittorio De Rosa hanno chiesto la revoca degli arresti domiciliari, misura già contestata senza esito dinanzi al Tribunale del Riesame di Salerno. Contestualmente, per gli imputati Alfonso D’Auria, Andrea Campanile e Carmine Greco è stato richiesto l’annullamento del divieto di dimora.
Il collegio giudicante, presieduto dal magistrato Vincenzo Pellegrino, ha intanto ratificato la costituzione di parte civile del Comune di Capaccio Paestum, che si inserisce così ufficialmente nel procedimento.
Durante la seduta, il procuratore capo Francesco Rotondo ha sollevato un’eccezione relativa alla “sovrabbondanza” dei testimoni indicati dalla difesa e ha evidenziato che il fascicolo dibattimentale risulta attualmente privo di alcuni atti irripetibili, che dovranno essere integrati.
Alfieri, presente in aula insieme alla sorella Elvira, ad Andrea Campanile, al funzionario comunale Carmine Greco, a Vittorio De Rosa e ad Alfonso D’Auria (già titolare e procuratore speciale della Dervit Spa), è accusato a vario titolo, insieme agli altri imputati, di aver turbato le procedure di gara per l’assegnazione di lavori di efficientamento energetico della pubblica illuminazione.
Le commesse pubbliche, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero state indirizzate alla Dervit Spa mediante collusioni e altri mezzi fraudolenti, garantendo così alla società l’aggiudicazione dei lavori.




