Due anni e otto mesi a Ciuccio, due anni e due mesi a Ragni: la Corte d’Appello di Salerno ribadisce le pene per i due ex amministratori. La difesa prepara il ricorso in Cassazione
Nuovo capitolo nella lunga vicenda giudiziaria legata agli appalti per l’ampliamento del cimitero di Capaccio Capoluogo. La Corte d’Appello di Salerno ha infatti confermato le condanne di primo grado nei confronti di due ex amministratori comunali, coinvolti nell’inchiesta che, nel 2018, aveva portato al rinvio a giudizio di otto persone.
Con una sentenza firmata dal collegio presieduto dal magistrato Ubaldo Perrotta, i giudici hanno ribadito la responsabilità di Nicola Ragni, all’epoca dei fatti vicesindaco, e di Roberto Ciuccio, allora consigliere di maggioranza, condannati rispettivamente a due anni e due mesi e due anni e otto mesi di reclusione per induzione indebita a dare o promettere utilità (articolo 319 quater del codice penale).
Gli avvocati Domenico Guazzo e Michele Tedesco, difensori dei due imputati, attendono ora il deposito delle motivazioni della sentenza – previsto entro 90 giorni – e hanno già preannunciato ricorso in Cassazione, convinti di poter ribaltare l’esito del processo.
Ragni e Ciuccio restano dunque gli unici due condannati in via definitiva (anche se non ancora passata in giudicato) nel procedimento penale nato da un’indagine complessa dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Salerno e Caserta, coordinata dalla Procura salernitana. Le indagini, avviate nel 2014, fecero luce su presunte irregolarità negli affidamenti relativi ai lavori di ampliamento del cimitero comunale.
Tutto ebbe inizio da un’interrogazione consiliare sui rappresentanti legali delle imprese che formavano l’ATI incaricata dell’appalto. Dai controlli emerse che una delle società era colpita da interdittiva antimafia, mentre un’altra risultava sotto sequestro: tra i soci figurava Giacomo Caterino, poi finito in carcere per turbativa d’asta e legato da vincoli di parentela con un esponente del clan dei Casalesi, oggi collaboratore di giustizia.
Nel processo di primo grado, il Tribunale di Salerno aveva assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste” l’architetto Rodolfo Sabelli, insieme agli imprenditori Paolo e Giacomo Caterino, a Rossella Marino (moglie di quest’ultimo) e all’ingegnere Arturo Noviello di San Cipriano Picentino. Fu invece dichiarato prescritto il reato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio contestato a Giacomo Caterino e all’imprenditore paganese Gerardo Gaudiano.
Durante le indagini preliminari, infine, l’ex consigliere comunale Leopoldo Marandino fu completamente scagionato da ogni accusa.
La sentenza d’appello conferma dunque un impianto accusatorio circoscritto ma ancora rilevante, segnando un nuovo passaggio in una vicenda che ha toccato la politica locale e acceso i riflettori sui rapporti tra pubblica amministrazione e imprese nel settore degli appalti pubblici.




