La prestigiosa Collezione Sallusto entra nel Museo Archeologico Nazionale: un patrimonio di bronzi e argenti greci e romani che svela commerci, scambi e identità delle antiche città di Poseidonia e Velia
Un ritorno “a casa” che profuma di storia e di mare antico. Dopo decenni trascorsi nei depositi della Soprintendenza di Salerno, la straordinaria Collezione numismatica Sallusto, composta da oltre 1400 monete di epoca greca e romana, è stata trasferita al Museo Archeologico Nazionale di Paestum. Un evento che non solo arricchisce l’offerta culturale del sito, ma restituisce nuova voce all’economia e alla vita quotidiana della Magna Grecia, culla di scambi e civiltà.
La collezione, frutto della passione del medico collezionista Federico Sallusto, comprende 1417 esemplari, di cui 1299 coniati nelle antiche zecche di Poseidonia-Paestum e Velia. Per gli studiosi, rappresenta una fonte preziosa per ricostruire le dinamiche economiche, politiche e culturali dell’Italia meridionale tra il periodo ellenistico e quello romano. Presentata per la prima volta nel 1971 a Napoli, in occasione di un convegno internazionale, la raccolta torna oggi nei luoghi da cui proviene, trovando finalmente una sede stabile e accessibile al pubblico.
Il trasferimento è stato possibile grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, diretta da Raffaella Bonaudo, i Parchi archeologici di Paestum e Velia, guidati da Tiziana D’Angelo, e il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università di Salerno, con il coordinamento dell’archeologa Teresa Marino.
“Questo passaggio – spiega la Soprintendente Bonaudo – è un atto di tutela e di valorizzazione. Ricomporre la collezione significa salvaguardarne il valore scientifico e restituire al pubblico un racconto coerente della memoria storica attraverso un oggetto vivo come la moneta, simbolo di scambio e comunicazione, ieri come oggi.”
Anche per la direttrice dei Parchi, Tiziana D’Angelo, l’arrivo delle monete segna una tappa decisiva:
“Ogni moneta è un frammento di vita: racconta commerci, rotte marittime, identità di comunità antiche. Collocarle qui, a Paestum, significa dare voce alle storie delle persone che hanno animato questo territorio. È un modo per coniugare ricerca, tutela e divulgazione, offrendo al pubblico un viaggio nel tempo.”
Determinante, nel lavoro di studio e catalogazione, è stato il contributo dell’Università degli Studi di Salerno, dove il ricercatore Federico Carbone coordina da anni un’équipe di numismatici impegnata nell’analisi del materiale.
“La Collezione Sallusto – sottolinea Carbone – è un punto di riferimento fondamentale per comprendere i processi di coniazione e circolazione monetaria nelle antiche zecche locali. Ogni esemplare, con le sue iscrizioni e iconografie, ci aiuta a ricostruire il funzionamento dei sistemi produttivi e il ruolo di Paestum e Velia nei traffici del Mediterraneo.”
La raccolta, suddivisa in due nuclei principali, ha una storia che attraversa il Novecento: il primo gruppo, donato dagli eredi di Sallusto nel 1974, proviene dall’area di Paestum; il secondo, acquistato dallo Stato nel 1984, completa il corpus con ulteriori esemplari di eccezionale conservazione.
Ora le monete saranno protagoniste di un nuovo percorso espositivo nelle sale del museo di Paestum, con attività di studio, restauro e digitalizzazione. L’obiettivo è intrecciare il fascino dell’archeologia con la ricerca scientifica, rendendo accessibile al pubblico un patrimonio che per troppo tempo è rimasto nascosto.
Un ritorno simbolico, ma anche sostanziale: come se le antiche monete, dopo secoli di viaggi e scambi, trovassero finalmente il loro porto sicuro.




