Vincenzo Merola riportò alla luce i reperti ritrovati nelle acque del Fortino nel 2000, lasciando un’eredità preziosa e condivisa
Ci sono storie che restano sommerse per anni. Poi riaffiorano, delicate e preziose, quando una comunità perde uno dei suoi custodi silenziosi.
La scomparsa di Vincenzo Merola, morto il 12 novembre scorso a 75 anni, è una di queste storie. Un racconto d’acqua, memoria e passione.
Merola, agropolese doc nato nel 1950, amava il mare con la naturalezza di chi lo considera una casa.
Fu proprio quel legame, forte e istintivo, a portarlo alla scoperta di alcuni dei reperti oggi visibili sotto il municipio di Agropoli.
Reperti che, fino a pochi giorni fa, molti ammiravano senza conoscerne l’origine.
La sua storia comincia il 28 luglio 2000.
Era circa mezzogiorno quando, durante un’immersione nelle acque davanti al lido Azzurro, a 150 metri dal costone del Fortino, Merola scorse qualcosa sul fondale.
A sette metri di profondità, tra sabbia e luce filtrata, apparivano i primi indizi di un passato nascosto.
Raccontò così quel momento:
“Una volta immerso mi accorgevo che dal fondale sabbioso usciva per circa 90 centimetri in direzione della superficie una canna di un presunto cannone, alzando gli occhi mi accorgevo che a circa 4 metri più in la si intravedeva un cannone per tutta la sua lunghezza per cui incuriosito incominciavo a scavare il fondale attorno al primo reperto per constatare se effettivamente si trattasse di un secondo cannone.”

Il mare, poco a poco, rivelava i suoi segreti.
Vicino alla bocca di fuoco trovò un piatto in ceramica e diversi cocci incrostati.
Poi, ancora: un attrezzo forse usato per il caricamento del cannone, un’arpione dietro la culatta, un’ancora di grandi dimensioni.
E infine il fasciame di un’antica imbarcazione lunga circa trenta metri, con fogli di piombo ancora aderenti al legno.
Il giorno dopo, Merola tornò sul posto con bombole e attrezzatura completa.
Con lui c’era il signor Visco, che individuò e portò alla luce una palla di cannone in materiale pietroso e due piccoli cunei in legno.
Pezzi di una storia antica e fragile.
Tutti i reperti furono consegnati alla Guardia di Finanza di Agropoli per essere custoditi.
Il 12 novembre Vincenzo Merola ci ha salutati ma resta il valore profondo del suo gesto.
Resta il mare che gli parlava.
Resta la memoria che lui ha riportato in superficie.
Agropoli gli deve molto e quel debito di riconoscenza, scritto tra acqua e coraggio, non deve essere dimenticato.




